Pubblicata il 17/07/2018
Ribelle a sé stesso
con ferocia in discesa
e labbra schiuse a posa
alla testa d’un inganno freno
l’intelletto pasto purgato al sono.
plausi ignari di doloroso cono
dispersi a reiterare il vacuo vano
con braccia conserte e sdegno teso
respirano lo stesso ingabbiato inferno.
tale monito di più alto grado:
quale inganno, quale ingannatore
se l’ingannato è figlio del suo stato?
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