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Pubblicata il 12/07/2018
Le mie gambe dì verrà
ch'a scorger avran la libertà
di quella corsa che Cronos trae a salvamento
da' cinghie tue e da ogne tuo maltrattamento.
E allor sol sarò per te
diadema per sempre smarrito
infuocato penser che le tue note colonizzi
perch' in te mutar possa
in ardente forma compiuta di rimorso;
imprecare contro i giorni
in cui per me fosti
percossa ignobil e vigliacca
su pelle ch'ancor sentivo bimba
o mani nude da orco
che l'esser uomo suo umiliava
guance rosse percuotendomi
vermiglie qual mia timidezza e paura
e tua vergogna.
I miei passi or lascia
che la scia di quella porta assaporino
e quel tuo educare
d'ipocrita borghesia intriso
di cui ti pavoneggiavi
con stracci di persone
in cui stupido e insulso eroe sociale ti rinvenivi
più non m'annienterà te 'l giuro.
Più non ti sarà compagna
memoria alcuna di padre
perchè resterai orfano
di memoria di figlio.
Di te Dio pietà serbi
essere di latta e guano
per tutte le volte in cui
coraggio avesti di chiamarti uomo.
lui ti attenderà
con la bisaccia color sangue
ricolma delle percosse che mi riservasti
e allor i soldati tuoi di violenza
per sempre dileguerannosi
e t'assillerà oh sì quel pungente rimorso
perché mai in sposo ti concedesti
al sublime, inebriante
piacere di amarmi davvero
come ruscello del tuo sangue indegno.
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