Utente eliminato
Pubblicata il 12/07/2018
Profani fruscii che promanan dalla vigna
cammin preparano all’effervescente nettare rubino
che natura serba lieve eppur sanguigna
e al palato giunge in guisa di sapor sopraffino.
altri acini a scintillar scorgi di ineffabile biancore
ancestrali uvaggi mai orfani del prisco colore
offronsi a madama spremitura e messer imbottigliamento
soavità recando d’immutabil sentimento.
e affacciasi infin superbo e imperlato
il selvaggio eppur seducente aroma del rosato
di prelibatezza a festa invitan i tre divin germani
ad afferrar del sapor la scia di profumi lontani
qual docili aquile l’anelante palato ghermendo
orfici e regali retrogusti effondendo.
tu sol vino se’ del ber incontrastato signore
fedel custode di tentato oblio o di smarrito amore
antro di follia, scrigno di inebetita verità
di cui niun uomo il suo disio mai negherà.
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