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Pubblicata il 12/07/2018
E’ da inquieto rimar ch’il viaggio mio s’addestra
di far domestico ‘l real ch’è ancestral illusione
assonnato ancor imprendomi a guatar finestra
perch’i’ scorgavi più elevata dimensione.
forse germoglio mai fu per mutar della vita ‘l sembiante
questa parola che tepor reca o lezzo di maledizione
ch’accompagnar sa al maturo passo dal tremolio di quello infante
e giace talor intrappolata in gabbia di note di canzone.
che sia del cor il tristo o gaudioso effluvio
o del decomporsi della speme ‘l fedel diluvio
mai ostaggio cadrà tra le roventi unghie dell’oblio
quel verbo che già ‘l Vangel disse esser presso Dio.
di mille festanti e varii idiomi intriso
mai domato e servo e mai neppur ucciso
desta lo scriver il prostrarsi del dormiente
e un ponte disegna al doman dall’incerto presente.
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