Pubblicata il 22/04/2018
E tu, ora, barbone per vocazione,
mi chiedi di darti da mangiare.
ma tu avevi una casa dove poter andare,
una casa dove poter lavare i tuoi più tristi pensieri,
una casa dove far riposare le tue ansie, le tue paure,
una casa, per vivere mille avventure.

e tu, ora, barbone per vocazione,
mi chiedi di darti da bere.
ma tu avevi una casa dove poter andare,
una casa dove poter asciugare le tue più tristi lacrime,
una casa dove far riposare le tue ansie, le tue paure,
una casa, dove ricevere mille cure.

ed io, ora, ti guardo e mi domando,
cosa ci fai qui per terra,
con i capelli tutti sporchi, con gli abiti sciupati
e con questi occhi affaticati.
ma tu avevi una casa dove poter andare.

tira un po’ di vento.
il frigo di casa è vuoto e spento.
lavoro tutto il giorno, in continuazione,
io, barbona per persuasione.
un pasto fugace, ma non sempre si trova pace.

possiedo al momento solo pochi contanti,
il frigo di casa ormai l’ho spento.
tira anche un po’ di vento.
il tuo sorriso smarrito, fra mille passanti.
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Molto significativa, anche il titolo, FI una città Scomparsa che vive nei posteri, senza data, Come la vita dei barboni....

il 23/04/2018 alle 07:26