Pubblicata il 18/04/2018
In ultimo l'attenderti è solo il continuo
di una rarefazione progressiva di una nebbia
come quella che ora in osservanza la processione degli equinozi
mi fa incontrare lungo la strada,
greggi brumosi che pascolano sulle stoppie
arrampicandosi sugli alberi e sfilacciandosi sugli steli
irti dei restati dalla mietitura,
non un nebbia compatta che tutto vela, ma branchi,
fuligginosa ovatta sospesa pare a pochi centimetri da terra
che permettono come una transumanza
da un campo ad un altro a volte invadendo la strada.
Impotenti i lampioni, che ne vengono contagiati ,
senza riuscire a scalfirla, pare anzi che per vezzo
ognuno venga circondato e le esigue luci nulla possano
su quella coltre di solida evanescenza
silenziosa, paziente, impermeabile agli sguardi
eppure così conosciuta da lasciare svettale le cime degli alberi
e il piede saldo nel fossato;
non una, ma stormi di brume lattiginose e aulenti di muschi,
di terra grassa arata da poco, di scorza di pannocchie e di fumi
in camini che ardono legna o che bruciano carburi.
Melange d'odori che si dipanano insospettabili,
li sospesi ad un metro dal naso che pare si discostino
scherniti lasciando passare le auto
richiudendosi a suggello subito dopo.
solo 'aurora incipiente annunciata dal sommesso brusio
del motore della città che s'avvia nell'abbrivio di queste mattine
ormai irte di sonno e di brividi riesce a scalfirne
il lento e opulento divenire,
un sole di circostanza a breve ne liquiderà le vestigia
e di quello che adesso è un regno di umidi sbuffi
non resterà che velato perlage sull'erba
e sull'asfalto a dipingere di un velo trasparente ogni dettaglio,
che si dissolverà nella contingenza della giornata,
ma che puntuale al vespro riapparirà protervo
e irridente a ricreare il reame del muto pascolare
dei veli della mia invisibile attesa di un ricordo
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Una attenta dettagliata meticolosa e raffinata descrizione di un'attesa senza fine, di un'attesa che vuota riempie spazi rarefatti, di un'attesa che sai bene che prima o poi verrà premiata. Niente da fare le tue poesie rapiscono chi ha la fortuna di saperle e volerle leggere. complimenti gail

il 21/04/2018 alle 11:42

condivido il commento di Gail Gabriela.

il 21/04/2018 alle 20:03

Ti ringrazio Gail per le tue parole, che indicano una lettura attenta oltreché partecipata. sergio

il 25/04/2018 alle 05:36

Grazie Gabriela per la lettura.

il 25/04/2018 alle 05:36

Intensa bravo!! :-)

il 27/04/2018 alle 23:22

Soffocante come la stasi dell'attesa e le sue implicite certezze ed incertezze. Fin troppo minuziosamente descritta per non ferire. Molto bella ed appresa. Un abbraccio Sergio

il 25/05/2018 alle 01:29

Grazie Andrea per le tue parole, che denotano una lettura partecipe. Accomuno a questo ringraziamento anche Cangio sempre presente.

il 26/05/2018 alle 05:51

Ho conosciuto e conosco le nebbie, quelle meteoriche e quelle altalenanti del soggetto che hai rappresentato. Alle volte appaiono a Vespri o a Compieta, spesso a Mattutino. Lo sguardo esteso a contemplare tutto il paesaggio urbano e rurale dal claustrale hortus conclusus della nostra memoria, è espresso in modo mirabile. Emozione purissima.

il 28/05/2018 alle 20:27