Utente eliminato
Pubblicata il 06/04/2018
Lode a esser deve al faticar e al creare
e mai selvaggio urlo che l’uomo abbia a prostrare
qual indegnità, qual vigliacca nefandezza
è ‘l non poterlo svolger in esaustiva sicurezza.
lavoro lavoro di dignità decoro
tra fauci assassine di qualche imprenditore
‘l profumo perdi qual stuprato alloro
quando della sua indifferenza subisci ‘l rumore.
e da carezzevol complice orco perfido ti trovi
che tra infuocate labbra laboriose vite inghiotte
e poi le traccia del sangue innocente rimuovi
con il sarcastico sogghigno di chi s’en fotte.
dentr’ a tornii incastrati, o da colate travolti
da acidi violentati o in precipizio da cantieri
lor giovine vita lascian e familiari sconvolti
a percorrer in lacrime e solitudine i sentieri.
tutto a evaporar va in proclami e agitazioni sindacali
in politici rigurgiti e afflati di ipocrisia
su cadaveri di uomini che davver eran speciali
e del quotidian sacrificio disegnavan la poesia.
ergesi all’orizzonte un silenzio ch’anela a farsi preghiera
che mai su alcun operaio più scender debba la sera
in color di colpevolmente incalcolato annientamento
di chi nel portar a casa il pane metteva il sentimento.
signore di ogni impiego e ogni occupazione
bussa dunque al cuor di chi d’una fabbrica è padrone
e fa’ che quell’impegnarsi ogni dì da pericoli sia alieno
e risplender possa qual cielo terso e assai sereno.
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parole vere, ma sono più un pensiero ,,,,prova a metterle piùi in poesia, accorciale ,,,,ciao

il 07/04/2018 alle 08:10

Al di là di ogni opinione sociale, che in buona parte mi vede solidale al pensiero espresso, più poesia di così, nel senso formale, si muore! Non resta che il 'dolce stil novo'! Inoltre reputo che questa sia una 'delle' forme poetiche. Come da messaggio privato. Un salutone

il 09/04/2018 alle 18:20