Pubblicata il 25/01/2018
Risuona dolcemente nel mio intimo
la voce che ti ha abbandonato
ancor prima della vita,
velando d'angoscia il mio cuore,
inaridendo i sogni
che recavano con se gioia
col sorgere del sole,
seppellendo per sempre nel tuo silenzio
ogni mio residuo anelito alla giovinezza,
senza speranza di resurrezione,
la voce nel cui suono
nacqui al mondo,
la voce che si è spenta
ma intona la sua armonia,
nelle parole di coloro
che ci conobbero entrambi,
dal riflesso della tua luce
sui loro volti distratti,
restituendo ai miei occhi
i colori del mondo,
appena l'attimo del breve bagliore
della suggestione più preziosa,
la tua bellezza nei sogni
che ho rinnegato
senza malinconia,
lungo i paesaggi della mia città sacrale,
dove, all'infinito,
rinnovasti il dono miracoloso della vita,
trasfusa nelle vene vuote
della mia anima,
durante la tua lunga primavera
profumata di ogni fiore,
nei giorni del tuo inverno
splendente di luce,
più preziosa per me del sole nascente,
tanto da amare come non mai la vita,
nei giorni del dolore,
delle flebili parole
venate di tristezza,
del tuo sguardo, la cui lucidità
sempre più
dolcemente si attenuava,
che solo ora sciolgono il mio cuore,
nel rimpianto di quei sussurri,
di quegli occhi,
perduti insieme alla gioia di vivere
la meraviglia del mondo,
nel cuore delle strade
dove, ancor prima di ogni mia memoria,
sempre mi cullò il tuo amore,
le strade consegnate all'incantesimo,
al tuo potere,
negli attimi in cui
scrivesti la poesia della mia vita.

ti ho vista
completamente avvolta
in un lenzuolo bianco,
simile ad una piccola suora,
pallida e inerme,
e infine rigida e gelida
come una pietra d'inverno,
nella tua ultima dimora terrena,
coccolata da due pupazzetti felini,
simulacro dei gatti
che tanto amasti in vita,
quasi al punto di animarli del tuo stesso spirito,
liberando essi,
nel loro candore,
i pensieri che noi logoriamo
nella dissimulazione,
la gioia semplice e pura
che non scalfisce i nostri cuori.

come una reliquia
custodisco l'immagine di una gatta
che, con tenerezza infinita,
stringe a se il proprio cucciolo,
il cui musetto
palesa il benessere e la gioia
più intensi che io abbia mai immaginato,
stiracchiandosi appena,
mentre entrambi strizzano gli occhi,
ed io mi specchio nella loro felicità,
riflettendo, per un attimo appena,
il mio volto e quello di mia madre,
di cui non rammento ricordo più vivido.

assurdamente freddo e distante,
quasi estraneo,
come lettere di fidanzati ormai lontani,
mi appare il volto allora fresco e giovanile
che pure fu l'universo per me,
solo nelle immagini senili
i tuoi occhi guardano nei miei,
e il tempo ha scolpito
nel marmo pregiato
la dolce mestizia dei tuoi lineamenti,
all'epoca del declino,
dell'eterna giovinezza dell'anima,
dell'oblio dell'inganno più dolce,
dell'orizzonte annegato
nell'azzurro del mare più intenso,
dell'impostura leggera
che dipinge il futuro
dei colori che amiamo,
le uniche immagini
che ora visitano i miei sogni,
sempre invocate fra il sonno e la veglia,
meravigliose quando mi concedono ancora
l'illusione della tua vitalità,
della tua voce,
di una gioia che nemmeno il disincanto del risveglio
può inficiare completamente,
ne mutare in amarezza.

tua l'esile speranza
che nutre le mie preghiere apocrife,
essere un giorno
una nuvola d'oro nel vento,
su cui si posi in eterno
la tua carezza lievissima e avvolgente,
laudano e tenerezza
dell'interminabile infanzia
della mia vita.
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