Pubblicata il 19/01/2018
Quando come una macina stridente
gravi tenebre premono lo spirito
nella beffarda notte, e lento il gorgo
m'intrappola funesto nella ridda
dell'incubo che, rigido,
il dominio della mia mente
afferra:

ed immoto
al levarsi dell'Aurora resto,
e dissolte già vedo le membra
nel tenebrore eterno dell'oblio,
e nel nulla un cinereo ammanto surroga
le cure mie e le struggenti insidie
di lusinghiera vita:
comprendo, anima mia,
di quest'immane peso
il rifiuto tuo;
e fra i dischi flutti
del folle mio cervello ti dibatti,
e il bordo afferri con gli aguzzi artigli
e mi sguisci, sontuosa del mio sangue,
vivida come folgore..
  • Attualmente 3.66667/5 meriti.
3,7/5 meriti (3 voti)