Pubblicata il 16/01/2018
Risuona dolcemente nel mio intimo
la voce che ti ha abbandonato
ancor prima della vita,
velando d'angoscia il mio cuore,
inaridendo i sogni
che recavano con se gioia
col sorgere del sole,
la voce che si è spenta
ma intona la sua armonia,
nelle parole di coloro
che ci conobbero entrambi,
dal riflesso della tua luce
sui loro volti distratti,
restituendo ai miei occhi
i colori del mondo,
la tua bellezza vivente
nei sogni che ho rinnegato
senza malinconia,
lungo i paesaggi della mia città sacrale,
durante la tua lunga primavera
profumata di ogni fiore,
nei giorni del tuo inverno
splendente di luce,
più preziosa per me del sole nascente,
tanto da amare come non mai la vita,
nei giorni del dolore,
del lungo commiato
modulato da flebili parole
venate di tristezza
che solo ora sciolgono il mio cuore,
nel rimpianto di quei sussurri
perduti insieme alla gioia di vivere
la meraviglia del mondo,
nel cuore delle strade
dove, prima di ogni mia memoria,
sempre mi cullò il tuo amore,
le strade consegnate all'incantesimo
negli attimi in cui
scrivesti la poesia della mia vita.

ti ho vista
completamente avvolta
in un lenzuolo bianco,
simile ad una piccola suora
pallida e inerme,
e infine rigida e gelida
come una pietra d'inverno
nella tua ultima dimora terrena,
coccolata da due pupazzetti felini,
simulacro dei gatti
che tanto amasti in vita,
quasi al punto di animarli del tuo stesso spirito,
liberando essi,
nel loro candore,
i pensieri che noi logoriamo
nella dissimulazione,
la gioia semplice e pura
che non scalfisce i nostri cuori.

come una reliquia
conservo l'immagine di una gatta,
che, con tenerezza infinita,
stringe a se il proprio cucciolo,
il cui musetto palesa
il benessere e la gioia più intensi
che io abbia mai immaginato,
stiracchiandosi appena,
mentre entrambi strizzano gli occhi,
ed io mi specchio nella loro felicità,
riflettendo per un attimo appena
la mia immagine e quella di mia madre,
di cui non rammento ricordo più vivido.

assurdamente freddo e distante,
quasi estraneo,
mi appare il volto allora fresco e giovanile
che pure fu l'universo per me,
solo nelle immagini senili
i tuoi occhi guardano nei miei,
e il tempo ha scolpito
nel marmo pregiato
la dolce mestizia dei tuoi lineamenti,
negli anni del declino,
dell'eterna giovinezza dell'anima,
dell'oblio dell'inganno più dolce,
dell'orizzonte annegato
nell'azzurro del mare più intenso,
dell'impostura leggera
che dipinge il futuro
dei colori che amiamo,
le uniche immagini
che ora visitano i miei sogni,
sempre invocate
nella terra di nessuno
fra il sonno e la veglia.

tua l'esile speranza
che nutre le mie preghiere apocrife,
essere un giorno
una nuvola d'oro nel vento,
su cui si posi in eterno
la tua carezza lievissima e avvolgente,
laudano e tenerezza
dell'interminabile infanzia
della mia vita.
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