Pubblicata il 23/12/2017
Poesia che levighi,
con tempra furibonda pieghi,
deformi, risani, sino alle ossa.

ne esultano i giorni
affastellati come sassi
in sponde alla vita
che stagna d'acqua sonnolenta.

tu, poesia, onda ribelle
che t'incunei nella diaspora del tempo,
nel logorio della parola

fra pietre di senso
t'avvali dell'ossigeno di un probabile dio
per espirare una genesi dirompente:

guizzano luci dalle branchie dei pesci
e si creano fiori dal limo e dal nulla

così lussuriosi e puri
da governare la corrente.
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Complimenti. Purtroppo non tutti conoscono il valore della poesia, per molti è frutto degli stolti.

il 26/12/2017 alle 12:20

bellissima

il 29/12/2017 alle 07:30

Molto bella...

il 03/01/2018 alle 17:21

Perfetta. E' perfetta. Il dio e la genesi sono perfetti. Emozionato da non dire.

il 05/01/2018 alle 22:17