Pubblicata il 18/12/2017
Bello l’aspetto, forbito il linguaggio
ma sull’origine oscuro è il lignaggio,
colta e perfetta non lascia capire
su quale scranno vorrebbe salire.

raffinatezza in palmo di mano
non la si nota se non da lontano,
cerca furbesca con viso suadente
la parte vacante dove porsi presente.

tesse la tela con arguzia reale
da falsa regina non ha certo morale,
il suo disegno sicuro e nascosto
cerca l’oblio in ogni suo posto.

gioca d’astuzia sapendo mentire
fiuta sorniona senza colpo ferire,
lo scrupolo certo non è un suo talento
anime perse sferzate dal vento.

pane e cultura sono il cibo migliore
lei lo detiene ma non con onore,
questo di certo non le da alcun disagio
con noncuranza lo rende suo agio.

si questo è certo governa il castello
detiene le chiavi ma non il fardello,
senza far chiasso e senza colpire
ha già tratto in salvo il prezioso monile.

la sua famiglia ne era custode
per molto tempo ne ha tratto la lode,
l’incauto gestire ha posto il problema
la cortigiana le ha tolto l’emblema.

ferma e sottile non teme il confronto
verga i cavalli ad ogni buon conto
e se volesse riprendersi il cesto
le basta uno sguardo sull’uomo modesto.

ogni suo passo è ben meditato
non cade di certo sul rude selciato,
osserva la corte che soffoca il tempo
con giochi di stato celati in convento.

certo la gonna o mia cortigiana
non ha padrone ma tanta è la fama,
l’uso discreto a volte fiabesco
ti rendono laida nel girone dantesco.
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...Mi hai fatto venire in mente la Taidè di dantesca memoria...anche se Dante ha un po' equivocato sulla tapina...; caro Pol-Emico, buone feste...

il 20/12/2017 alle 14:09

bravo :-)

il 21/12/2017 alle 08:22

Ho letto con il piacere di riconfermarti il mio apprezzamento. Bravissimo! Saluti sinceri.

il 25/12/2017 alle 14:53