Pubblicata il 16/12/2017
Troppo lontano,
l’ito passato cancelliamo;
al futuro distante non pensiamo,
lo scordiamo e non lo prepariamo.
ma il Natale ogn’anno ci ricorda
che i millenni non sono che un istante.
che quel fatale dì non ci rimorda
d’aver capito male il suo “vegliate”.
vuote le mense o apparecchiate,
sarà soltanto un mese o solo un’ora,
quel giorno arriverà come l’altr’anno,
senza avvertire o mutar dimora.
sicché sarebbe meglio illuminare,
senz’abusar in fasti ed altri sfoggi,
l’anima nostra, e non le piazze e vie,
onde pentita faccia bella mostra
ove l’ieri, l’adesso e l’avvenire
nel meglio stia per esordire.
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Bravo nel rispetto di una religione che e' anche la nostra storia.

il 18/12/2017 alle 09:22

Faccio molta fatica a credere però delle cose mi turbano molto. Dove finisce l'universo, perché un animale ha trovato un accordo con una pianta per un reciproco scambio di favori, di conseguenza, quale chimica imponente, quale intelligenza sottile ha fatto sì che ciò accadesse? Mi interesso di botanica, tra l'altro, e apprendo cose che ripetono gli stessi quesiti. Allora, sì, hai ragione: quelle luminarie effimere forse esprimono un momento di festa ma, alzando gli occhi al vastissimo cielo chiedo: illumina la mia mente! E non farmi temere il nostro effimero. Grazie Ugo.

il 18/12/2017 alle 17:40