Pubblicata il 28/09/2017
un'altra primavera
acremente passò
tra umili preghiere
e scarne esequie
protratte nei giorni a venire.

il vento non trattenne
le sue improvvise folate
fredde e imperturbabili
negli anni della grande guerra

dove nelle trincee
la polvere da sparo
copriva interamente
il volto del sole

e dove gli uomini
a terra caduti
stringevano a sé
le loro lettere incompiute
macchiate d’inchiostro.

-Nel tardo settembre del ‘18
dopo un’estate
fatta di estenuanti battaglie
e dallo scandire quasi ritualistico
della sirena del coprifuoco
metà delle abitazioni furono crollate-

c’erano bimbi piangenti e smunti
vestiti a lutto
che da sotto le macerie
poterono estrarvici soltanto
i cuori senza battito
della loro infanzia violata

mentre alcuni soldati feriti
con il fucile in spalla
vollero sentire per un’ultima volta
il gorgoglìo dei torrenti
al di là della collina
inghiottita da una notte avara di stelle.

-Ai primi freddi si ruppe
il cordone ombelicale della discordia
tutto riacquisì la giusta incombenza
e con il tempo partì una lenta ricostruzione
traendone giovamento da quei fiori
cresciuti e mai datesi per vinti
tra le arroventate rovine della città-
  • Attualmente 4.66667/5 meriti.
4,7/5 meriti (6 voti)
373

è bellissima. mi ricorda Pavese...

il 28/09/2017 alle 22:56

Grazie per i commenti.la guerra in ogni sua proporzione porta sofferenza e distruzione,ma probabilmente ogni conflitto piccolo o grande che sia é la semplice conseguenza della natura dell’uomo

il 01/10/2017 alle 01:07

Che sorpresa trovarti anche qui .Mi fa piacere.Poesia di forte impatto.Ciao. Sabry :)

il 01/10/2017 alle 17:08