Pubblicata il 28/09/2017
Non averti incontrata mai,
stavo pensando ,avuta,mai
( non nel senso di possedere il tuo corpo,
ma una forma di esclusiva appropriazione
di segreta contemporaneità estraniante e bizzarra
che non richiede contatto fisico ,
ma un connubio un appagamento del dirci ,
non meno pericoloso e destabilizzante per noi stessi
e per quanto ci è d'appresso,)
non essendo arrivati ad ammalarci
se non in forma curabile dai farmaci
del buon senso e della ragione,
di una malattia che non lascia scampo,
essendo sopravvissuti al tempo
nello spazio di noi stessi,
se da un lato ci trova qui a raccontarci
ancora al buio ed in segreto,
dall'altro ha stabilito che quello nostro
diventi un supplizio infinito
a cui non verremo a capo
ci lascerà insoddisfatti
e proprio per questo perennemente curiosi
irrimediabilmente dubbiosi,
immancabilmente increduli,
preda sia di rimpianti che di rimorsi
per quello che è stato
ed ancora di più per quello che non è stato.
la colpa di non avere peccato
è lancinante al pari della espiazione
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Mi viene immediatamente in mente una cosa, che questa tua possa essere una naturale prosecuzione di Mia attraverso lo spazio, una delle tue tante poesie che mi hanno affascinato ed emozionato. Quello che avrebbe potuto essere e che non sarà mai, What is and what should never be per dirla alla maniera dei Led Zeppelin, ma quel testo e la musica sono gioiosi, in questi versi il rimpianto così come la corrosione interiore lii fai provare anche a chi ti legge. Ciao Sergio, un salutone

il 28/09/2017 alle 10:34

Molto profonda, non lascia indifferenti. La chiusa in particolare è molto affascinante. La prova che la purezza e la perfezione, almeno in questa nostra temporanea dimensione, non sono l'unica cosa che conta ma il vivere le esperienze, godersele nel male e nel bene... Questa storia sospesa...si forse molto meglio avere qualcosa da espiare che il nulla totale. Il dubbio di ciò che sarebbe potuto essere....Mi è piaciuta moltissimo. Ciao :)

il 28/09/2017 alle 10:46

L'appagamento del dirsi, esponendo virtù reali o simulate; controllando, confinando e isolando l'umano desiderio di appagare anche la vista se non il tatto. È in parte il prodotto del nostro tempo, l'effetto dei rimedi virtuali per arginare la fatica e il rischio dell'affrontare "de visu" quello che la vita offre. Non lascia indifferenti il tuo scritto, come detto da Sabyr; per certo non manca di risvegliare considerazioni sul proprio vissuto e su quanto siano simili, in fondo, quelle terre ritenute erronemente straniere e su cui quotidianamente ci si aggira.

il 28/09/2017 alle 13:02

....la colpa di non aver peccato...è tutta lì(la prosa poetica)mi sembra.Dunque, perfetta!!

il 28/09/2017 alle 16:49
373

poesia che viene gettata come una boccia di inchiostro sul foglio... nella caduta, parti di te si spargono come gocce

il 28/09/2017 alle 20:57

Riccardo, mi fa piacere che tu tracci una linea di continuità tra queste due mie pubblicazioni, ed ancor di più che le abbia apprezzate entrambe. Queste due , ma anche diverse altre che ho pubblicato in PH nel tempo sono frutto di una ricerca intensa ed a volte complessa sino anche ad essere dolorosa, su quella che per me è una nuova frontiera delle emozioni un nuovo paradigma del sentire costituita dalla rete Web, dal virtuale da questi nuovi rapporti che hanno vita e di dipanano nelle circonvoluzioni delle connessioni, in questa realtà aumentata che fornisce, ad un occhio attento una notevole quantità di spunti di analisi e riflessioni. Nuovi modi di porsi, di percepire le persone nuovi rapporti legami sentimenti, a cui per nostra miopia diamo nomi vecchi tentando di circoscriverli nel dej'-vù, mentre in verità spostano a parer mio notevolmente al di la, il segno del nostro comprendere. Ti ringrazio Riccardo per avermi dato modo di tentare di spiegare questo ed altri lavori. Ciao !

il 29/09/2017 alle 06:09

Sabyr, non avevo dubbi che tu nella lettura cogliessi l'aspetto più profondo e intimo di questi miei versi, sento e leggo dai tuoi lavori che vai all'essenza delle percezioni in un continuo confrontarti innanzitutto che te stessa senza risparmio o sotterfugi. Vivere appieno questa dimensioni e trarne ogni goccia d'emozione, che ne possa scaturire, perchè non c'e' distinzione quando un dolore cagionato qui o altrove afferra l'anima.

il 29/09/2017 alle 06:20

Arlette, ti ringrazio per il tuo commento così preciso e profondo, segno di una lettura e di una comprensione del mio testo che lo arricchisce vieppiù. I rimedi virtuali come compiutamente li definisci, sono parte del nostro tempo, possiamo minimizzarli, relegandoli ad una perverso utilizzo del mezzo , possiamo anche non curarcene, e questo ci precluderà dalla interpretazione finanche dalla comprensione , oppure possiamo indagarli immergendoci e facendocene permeare, e tentare di scriverne, come io provo a fare. La tua frase "quanto siano simili, in fondo, quelle terre ritenute erronemente straniere e su cui quotidianamente ci si aggira." mi conforta facendomi comprendere che possiedi gli strumenti corretti della comprensione. Grazie , ciao !

il 29/09/2017 alle 06:33

Corretto, Brassens, i versi si dipanano attorno a questo concetto contraddittorio. Ciao.

il 29/09/2017 alle 13:40

Grazie Far Arden del tuo plauso.

il 29/09/2017 alle 13:41

Reb, uno splash di Zordoz, spero che al pari del mercurio, poi si ricostituiscano in uno...Grazie per la lettura.

il 29/09/2017 alle 17:00

Qui la dimensione che conta ha ben poco di fisico, il poeta fa un resoconto di una storia incompleta, sospesa, ma che era degna di essere vissuta. Espiazione? Un dubbio nel dubbio, di quelli che servono a cercare i valori che la vita moderna calpesta, ma che un poeta come Zardoz ha innati nel suo DNA e di cui dà sempre prova nei suoi legittimi lavori tra il lo spirito platonico e il reale.

il 16/12/2017 alle 11:53

Il messaggio è chiaro così come lo sono i fatti: sta di fatto che qualsiasi cosa ci sospenda, qualsiasi cosa incompleta... ci lascia sia il fascino del chissà sia un senso amaro in bocca... Le cose, nn sempre vanno come vorremmo e per nn soffrire ci si deve adattare a ciò che possiamo!!! Mi piace il tuo esprimerti: nn sono parole buttate a caso. ciao

il 16/01/2018 alle 14:01

Sebbene con ritardo Ugo, ti ringrazio per le tue parole che riescono a focalizzare tematiche e contenuti, segno di una lettura attenta e partecipe.

il 17/01/2018 alle 05:48

Ti ringrazio Gabry per avermi dato la tua chiave di lettura personale e affilata.

il 17/01/2018 alle 05:50