Pubblicata il 15/09/2017
Ecco, laggiù nel pulviscolo del tardo orizzonte,
s’erge funesta la torre ambrata
coperta di sputi e vergogna.
là dentro abitai quand’ero infante
e s’immerse le mani nel sangue
l’ignobile invasore.
popoli inetti al banchetto, spogli in testa,
a gozzovigliare d’interiora umane;
nella cecità e nel vino annegai lo sguardo
mentre la gente urlava l’immane patimento.
ero un re che volge gli occhi altrove
ogni momento in cui m’abbassavo,
come un cercatore di funghi,
a raccogliere minuscole scuse.
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