La storia del Mago 2.0

La storia del Mago 2.0
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Pubblicata da PoeticHouse Lunedì, 11 di Settembre del 2017

Era una stupenda metafora che, secondo me, è stata 'rovinata' da un troppo diretto attacco ai malati di potere e alle nefande conseguenze di ciò. Ma non rovinata per il contenuto ma per l'andamento da cantastorie che aveva fino a quel momento. Dal mio punto di vista se continuavi sul terreno della metafora sarebbe stata una conclusione trionfale. Si parla di poetica. Esprimo un opinione, come quando si disegna: se un lavoro ha un buon andamento è una buona norma guardarlo da lontano, distaccarsene per un certo tempo e riprenderlo in mano cercando di conservarne l'uniformità, sennò si rischia di farne un manifesto da attaccare ai muri della città e non di farne un'opera da esporre in una galleria. Buonanotte chiunque tu sia donna o uomo. Mariano Negri

il 11/09/2017 alle 23:48
La storia del Mago 2.0

nella storia del mago c´é un´altra storia,
che la cambia per non farla finire in gloria,
una fitta nebbia la avvolge e la nasconde,
fra i misteri di una verde isola fra le onde,

come nella bizzarra storia di questo Mago,
nato da un sasso lanciato da un cieco nel lago,
che conosceva il mestiere del Sapere e tutti i colori,
che guariva la mente dai tormenti, da tutti i dolori,

ma non quelli profondi del proprio cuore,

che apparteneva ad una nobile bambina,
da adulta diventata una grande regina,
che poteva esprimere tutti i propri voleri,
e tutti i più capricciosi infantili desideri.

ma non quelli profondi del proprio cuore,

che apparteneva ad un lontano potente Re,
che era vezzoso, altezzoso e troppo pieno di se,
che aveva il totale comando in tutto il reame,
e principi e soldati eseguivano le sue trame,

ma non quelle profonde del proprio cuore,

che apparteneva alla Regina d´Inghilterra,
e aveva combattuto per la corona in ogni guerra,
in ogni paese nemico su tutta la terra conosciuta,
aveva vinto tutte battaglie e mai nessuna perduta,

ma non quella profonda del proprio cuore,

che apparteneva ad un ameno territorio,
sotto il dominio di un mago proditorio,
che entra nel mezzo di questa strana storia,
con la sua antica arte, con tutta la sua boria,

con anche il suo genio di mago di Bangalore,
che guariva i dolori e i tormenti d´amore,
cosí liberò il cuore della regina dal suo destino,
che finalmente poté amare il suo paladino,

ma liberò anche il cuore incatenato del re,
che finalmente ora poteva ubbidire anche a sé,
al suo intimo volere di far cessare ogni odio,
e comandare la pace in tutto il suo territorio.

il mago finalmente poté tornare sasso nel lago,
e lasciare quel territorio ad un altro mago,

ma sotto il dominio che il nuovo mago impose,
si confondeva il senso dei fatti e delle cose,
così si confusero e intrecciarono i volti e i cuori,
le storie, le rime, le tresche di dentro e di fuori,

distrasse cosí la regina che dimenticò il paladino,

e si innamorò del suo mago perdutamente,
che si innamorò di lei nel sogno precedente,
il sogno di una anziana regina tornata bambina,
al cui fianco, fedele amico, si svegliò ogni mattina,

il Re lungamente combatté contro un leone,
a cui invidiava occhi e sguardo da spaccone,
ma fu il leone che a bocconi se lo mangiò,
e il popolo distratto, poco a poco lo dimenticò.

Il popolo, al solito, di uno sbruffone si innamorò,
che in breve, da cafone, in mutande lo lasciò,
niente di nuovo sotto il sole, ti dirò francamente,
niente di nuovo sotto il sole, tu dirai acidamente,

senonché anche il sole deluso, da lí se ne andò,
e al mago dell´inizio la storia in fine ritornò,
che dimenticata la noia, la gioia e ogni vizio,
irato fece un breve, veemente, ultimo comizio:

“Abbiamo cercato armi di massa con il cannone,
e abbiamo massacrato un milione di persone,
abbiamo sbagliato e neanche chiesto perdono,
tanto il popolo la memoria non ha avuto in dono.

ora bombardiamo con la scusa del progresso,
con la benedizione assolviamo ogni suo eccesso,
raccontiamo all´ignaro mondo la storia del mago,
nato, niente di meno, da un sasso lanciato nel lago,

come con le bombe intelligenti, dei politici fetenti,
noi ingenui crediamoci pure, a noi non costa niente,
ma questa democrazia é un rito criminale e demente,
chi ancora crede a questi politici é un vero deficiente!”

Marlav
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