Pubblicata il 08/09/2017
Sono stato scafo e sono stato grave,
un'essenza oberata dall'impegno
ma nel contempo lieve sulle acque
non per virtù ma per legge fisica;
sono stato carena in competizione
con le bestie pelagiche più cortesi
che, ammiccando con cenni d'intesa,
mi invitavano a mense segrete.
ma ero metallo con rivetti e giunture.

una forgia m'ha reso ferro risoluto
definendomi àncora con catena
garanzia di fermezza nell'oscuro.
nell'oscuro molli resti d'abbandono
hanno ricoperto le mie marre di muco
che la spugna dell'emersione ripuliva
per qualche stupito sguardo creolo.
e' stato questo il tifone che mi lanciò
dai sargassi alla galassia, riaffondando?

ora nella segreta di carenaggio,
nella pirotecnica di ferri termici
confermo il mio nome di vernice
'Cabo da Boa Esperança', così letto.
e in un lento mantra mi riconosco:
sono stato tolda, motore, oblò,
canapo d'attracco, timoneria,
chiglia che faceva cantare
la cresta di trina dell'onda.

20 febbraio 2016/12 maggio 2016
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Molto particolare...

il 09/09/2017 alle 08:56

leggo adesso questa tua immersione, questa compenetrazione profonda dalla quale, immagino, non è facile il distacco. Produrrebbe solo vuoto. Ho provato a contraccambiare i tuoi auguri natalizi senza successo (a volte questo server Ph è inclemente). Te li faccio ora. Luigi

il 26/12/2017 alle 13:58

Una poesia splendida, toccante, precisa: l'assimilazione con una barca e le sue trascorse avventure in una vivida nostalgia. Molto apprezzata!

il 06/01/2018 alle 10:18