Pubblicata il 01/10/2001


Dietro i fili del tram sfuma il tramonto
nel marmo di Piazza della Repubblica
quasi fosse un dipinto di Mondrian.
Tra i palazzi, gli uffici e le vetrine
vaghiamo nel grigiore della sera
(insieme!) nel rombo assiduo del traffico.
E il suono dei tuoi tacchi sul pavé
è la musica del tempo perduto,
inumidisce gli occhi di rimpianto.

Dietro l’angolo, Corso Buenos Aires,
la breve cupola del Planetario,
il piccolo polmone dei Giardini,
sotto i lampioni un’oasi di panchine.
Così mi abbracci e sento il tuo calore
come una vita che riprenda a fluire,
mormoro qualche mia banalità
del tipo “Non vorrei finisse mai...”
e ti strappo un sorriso di dolcezza.

La corsa della metropolitana
è un imbarazzo nuovo: dimostrare
alla gente che stiamo finalmente
insieme (insieme!) senza più temere
che il Destino scompigli i nostri baci.
Per questo tengo la tua mano candida
nella mia, come il bambino gioioso
trattiene il palloncino con fermezza
per evitare che gli sfugga ancora.



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