Pubblicata il 04/04/2017
Esiste un paese immutevole
la cui storia fu scritta su pagine di pietra
irrorate col sudore dei padri
levigate come lastre di selce
risuonanti dell’eco dei carrettieri.

qui tutto resta al suo posto
senza che l’affanno del mutamento
assilli il discorrere dei vecchi.
in questo luogo si possono scorgere
le anime dei trapassati
rivisitare le proprie abitazioni,
quando i balconi sono serrati
come le pupille dei dormienti.

c’è un paese immutevole
dove la rondine torna a fare il nido,
respingendo l’ebbrezza domiciliare
dei grattacieli metropolitani.

c’è un paese il cui nome appartiene
al Santo Cavaliere,
che vigila in ronde silenziose
quando i figli più giovani
si attardano negli angoli bui,
cercando le ragioni della vita.

egli veglia sul grano e sul vigneto
coprendoli col suo mantello purpureo…

c’è un paese immutevole
dove è facile scambiarsi le opinioni
parlando a bassa voce sui poggioli,
quando i bimbi dormono
immemori di giochi e di paure.

qui c’è ancora un contadino
che parla come un padre al piccolo frumento,
alto quanto la barba di un operaio dell’Acciaieria,
al termine del turno della notte.

le aiuole sono sì senza erba
ma i gerani dei balconi
suppliscono l’indifferenza
dei potestà comunali.

esiste un Paese immutevole
dove il giallo degli ottoni
sulle porte antiche
risplende come un input di sole
sul silenzio che soffoca le risa.

qui c’è ancora una casa
che dilata le sue pareti quando abbraccia,
c’è un cuore che palpita, inviso
alle porte blindate
delle case cittadine.
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UNa fotografia in bianco e nero ma dalla profondita' tridimensionale ,un saluto

il 05/04/2017 alle 10:20

Grazie Paolocci

il 05/04/2017 alle 13:55