Pubblicata il 28/09/2001

Il mio sogno era come una membrana,
era una bolla che mi conteneva
oltre il pomeridiano dormiveglia
con gli scuri a proteggere la quiete.

E tu vi recitavi così simile
così diversa, come fa l'attrice
quando impersona la parte: mostravi
lati di te che io non conoscevo.

Il mare barbagliava dietro noi
nell'azzurra atmosfera della darsena,
le lievi vele bianche galleggiavano
sull'apatia leziosa dell'estate.

Eri sull'ampio terrazzo dorato
e mi parlavi con voce gentile;
sul tavolino il vento rileggeva
distratto un libro abbandonato aperto.

"La tristezza di vivere..." dicevi
e ti si disegnava quel sorriso
ammaliante sul viso a confortarmi,
quel sorriso che vale una memoria.

Il sole era il riflesso della mia
anima, specchio di un candore che
più non esiste. "Ritrovarti qui..."
stavo dicendo con un tono lieto.

Quando un frastuono di vetri improvviso
mi ha ridestato, ho maledetto il camion
della raccolta differenziata:
è stato come perderti di nuovo.

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