Pubblicata il 03/09/2016
Pericolosamente mi avvicinavo a mio padre
che non aveva dimestichezza con i suoi cuccioli
non era mai cresciuto e nascosta era rimasta
la sua infanzia sottratta, nel tempo
che non aveva tempo e non aveva età
mio padre era la vita, la vita a metà.
la sottrazione continuò ed egli sostituì
l’amore raffinato con l’amore rubato alla regola,
colpevole, l’amore era fuga solitaria ed al buio,
di notte, poche volte oltre il dovere diventava piacere.
mio padre di giorno cementificava le case degli altri
di giorno chino al suo uffizio, orgoglioso
e reale, non cedeva alla regola del mercato
alla luce del sole alzava i suoi piani
comunicava la sua cittadinanza
percorreva la favola dell’appartenenza
portava il peso delle sue travi. E noi, noi con lui
pativamo e crescevamo in questa chiosa di lealtà.
leali fuori di giorno, contratti dentro di sera,
negati i nostri soffitti, si viveva di scampoli d’aria e di luce del sole,
noi, famiglia per bene votata al martirio, insicura nel nome
noi, famiglia di comune operaio nel cuore,
piccola cellula di fedeltà, nell’esserci, nell’appartenere
nella vita sottratta senza tempo e senza età al piacere,
al godere, alla serenità, e poi all’astuta furbizia dell’altra metà,
del mondo.
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