Pubblicata il 24/08/2016
Sono parecchio stanco, dissipato sin nel midollo.
Scrivere è qualcosa di bello,
una frustrazione rilassante da santificare.
Eh si perché provo una gioia immensa
quando vedo una macchia d'inchiostro riempire il foglio
e fuggire con qualcosa di mio.
Ma mi tormenta il fatto che non scrivo quel che vorrei scrivere
che quel che dico è un riflesso sbiadito del vero,
un reale fantastico.
Santificherei questa grottesca situazione
a monito per me stesso ed il mio pallido tentativo d'essere.
La verità è che sento un profondo senso di disgusto.
Lo avverto quando mi accosto alle parole
gentili o tristi, furiose o liete, qualunque parola.
Mi assale nell'ascolto delle voci di tutti,
tanto da immaginare piogge acide deformare volti
solo per eliminare quelle bocche chiacchierine.
Mi coglie mentre mangio spogliandomi della fame
cenere sulla lingua e anonima acqua
il lavare i denti è un graffio di morte.
Una nausea che mi appesta il naso e il respiro;
sia la natura sia una famigliare profumo sono nulla
semplicemente un qualcosa che deve passare.
Un senso di disgusto che mi resta nella testa,
sin dentro le pighe della psiche, fin oltre l'anima.
Ci sono meraviglie infinite e gioie perforanti.
Si, mi trapassano. Lasciano una traccia nel loro ferir
poi il tutto come un denso fango si riassesta;
allora è come se non ci fosse stato, come se si fosse perso.
Mi sono perso, non ci sono più, e appena mi ritrovo m'ammazzo.
Restano ancora piccoli me in giro in attesa di passaggio
li lascerò sulla via del giusto, li vedrò andare oltre di me
ed io qui starò ad immortalare il sonno che non giunge mai.

Sinceramente io, non so che dire. Rido.

.A.G.
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Fortissima la chiusa, oltre al resto! Un abbraccio! Ax

il 24/08/2016 alle 11:42