Pubblicata il 13/08/2016
la vita esige i suoi tributi,
ossia “Dio pianta i suoi chiodi "
nel farsene una ragione
senza fatalismo e rassegnazione,
stà il sapere vivere, al meglio.
percorrendone la trama e l'ordito di questi vincoli
di questi feelings che si attorcigliano
e s'intrecciano, fibra a fibra
attimi che fanno secondi
che fanno giorni tempi e fanno modi
e fanno maniera e metodo
groviglio e giaciglio, nodi ed ali,
fanno silenzi, che parlano al pari delle voci,
e non s'acquietano,
in uno spazio nuovo fatto di unicità
ognuno di noi stipa ogni possibilità
intravista
in un altrove mondo
un moto d'anima gemello
riverbera di un vuoto denso d'aspettative, uguali.
ma quei chiodi piantati lì a monito ed a limite
esigono il loro tributo
che non avremo mai saldato al merito.
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Il dio che pianta i suoi chiodi è un'immagine forte e perfetta nel descrivere il nostr/ la nostra fine del mondo... Bella! Ciao, asergio! Ax

il 13/08/2016 alle 10:22

I chiodi piantati esigono il loro tributo...bella frase trafugge come i chiodi stessi... :)

il 13/08/2016 alle 14:31

Parole di profonda saggezza le tue Sergio tra le quali mi sono piaciute in modo particolare i silenzi che parlano al posto delle voci e non s'acquietano, ogni possibilità intravista in un altrove mondo, un moto d'anima gemello riverbera di un vuoto denso d'aspettative e i chiodi piantati a monito che esigono il loro tributo. Un grande saluto. Riccardo

il 13/08/2016 alle 15:04

ogni chiodo piantato esige il suo tributo e noi qui a medicare ogni singola ferita visto che altro non possiamo fare, queste ferite con il tempo guariranno e questa speranza ci fa andare avanti a testa alta anche se il percorso è lungo e faticoso. Un'estate da dimenticare..... ciao a presto leggerci. cm

il 14/08/2016 alle 13:37

Nuove colonne d'Ercole questo chiodi...siamo come le onde costretti ed avvinti allo schianto, io credo...almeno in questo tempo, in questa vita...ci è dato somiglir forze a qualcuno che non siamo noi, ma al tempo stesso agiamo replicando noi stessi, e nonci riconosciamo...ed alla fine resta una consapevolezza soltanto...manca qualcosa, e quell'assenza è un limite ricco di potenzialità...che appenderai sul chiodo? Intensa e profonda, un caro abbraccio Sergio, che bello rileggerti dopo tanto tempo, Andrea

il 14/08/2016 alle 22:06

Bianca, lieto di questo unisono sentire, Grazie.

il 18/08/2016 alle 05:52

Axel, questa immagine l'ho mutuata a un romanzo di Stephen King, proferita in un contesto particolare, ed io l'ho usurpata per rendere un idea di ineluttabilità soggettiva... Grazie per il tuo commento,

il 18/08/2016 alle 05:55

Sabyr, ti ringrazio per esserti soffermata sui miei versi, sergio.

il 18/08/2016 alle 05:56

Riccardo, tra i versi hai posto l'indice sul passo che mette l'accenno sulla possibilità che ha bisogno d'un altrove per tentare di avere effetto...grazie.

il 18/08/2016 alle 06:01

Gail, i versi hanno la magnifica particolarità di parlare ad ognuno con una voce diversa, sono certo che ad una estate controversa farà da contrappunto un autunno di consapevolezza, ed ogni cicatrice diverrà medaglia . Grazie

il 18/08/2016 alle 06:05

Caro Andrea, ho letto con attenzione le tue parole, in cui metti l'accento sulla tua particolare e originale significazione, sull'assenza che è un limite che fomenta potenzialità, bello ! anch'io sono contento di scambiare opinioni poetiche con te, e mi scusa per non essere così presente in calce ai tuoi versi, che comunque seguo con interesse,Ciao !

il 18/08/2016 alle 06:10

Ti ringrazio Bandini per il plauso, sergio.

il 18/08/2016 alle 06:11

Versi che tolgono il respiro, canto a una realtà comune, sofferta combattuta, accettata. Efficacissimo quel Dio pianta i suoi chiodi; sembra li tramuti in tributi, vivere al meglio; invita ad accettare maniera e metodo ed anche un vuoto, purché sappiamo renderlo denso d'aspettative. Geniale poi l’associazione nodi ed ali, quasi i nodi si sciogliessero in ali. Bel lavoro, complimenti.

il 29/08/2016 alle 18:20

E' interessante ed estremamente gratificante, Ugo leggere queste tue parole in calce ai miei versi, perchè testimoniano una lettura accorata e partecipe, un sentito ringraziamento, Sergio

il 02/09/2016 alle 13:50

ZORDOZ..Questa trama di cui parli mi sembra più la tela di Penelope che ricamata di giorno veniva disfatta di notte...la vita è un pò cosi .Cerchiamo di costruire ma non faremo mai abbastanza, saremo sempre punto accapo e il tempo non ci basterà mai! Bella poesia. Mi fa piacere che rispondi ai commenti, lo trovo molto bello da parte tua. Ciao

il 09/03/2017 alle 11:05

Il tempo, Cignonero, è una variabile indipendente da noi, a volte non basta ed a volte ce ne è più del necessario, nel nostro percorso ci troveremo spesso in queste situazioni, l'esperienza di vivere ci da gli strumenti per dirimere questo arcano, ma senza la pretesa di avere mai imparato a sufficienza..grazie per il tuo commento, sergio

il 11/03/2017 alle 05:53

Dio che pianta i suoi chiodi...mi fece a Sua immagine, io sono uno che...Martella

il 12/03/2017 alle 12:50

Ti ringrazio Fernando per la lettura, sergio

il 14/03/2017 alle 05:42