Pubblicata il 26/09/2001
Vana seppur dura
è la persistente angoscia
che l'uomo
stoltamente
chiama vita.
Ma vita non è forse
cosa buona e giusta
nell'apparente ed irrisorio mondo umano?
Allora perchè chiamare allo stesso modo
quest'esistenza di sì pessimi ed infiniti giorni?
L'uomo,
avido di sè stesso,
geloso di sè stesso,
vittima di sè stesso,
sta morendo.
E con esso anche l'ultima speranza
dell'utopico progetto divino.
Fallito!
E l'uomo si ritrova senz'alibi
accusato giustamente da
ipocrisia,falsità,odio.
Colpevole dunque!

Come condanna la vita!

Ecco allora arrivare
lei,
con mano pesante
aprire l'ultima porta
precocemente.
Accolta come un'amica
l'unica vera amica rimasta
spiraglio d'aria nella soffocante morsa del quotidiano.
Eccola!E' arrivata.
Ecco giunta
sorella
morte.
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Quanta tristezza e buio nella tua poesia. Vita senza speranza...fallimento di se stessa. L'unica consolazione l'amica morte. Comunque mi è piaciuta, mi ha incuriosito.
Ciao
Pablo

il 26/09/2001 alle 21:38