PoeticHouse - Il Portale dei Poeti e della Poesia
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Pubblicata il 22/03/2015
Non so tenere il conto,
qui, dove polvere di probabilità
modella effimere dune di coscienza,
di quante volte la morte abbia declinato, paziente,
il verbo del mio esistere.
e come potrei chiamare vita
questo gioco ardito di interazioni,
arte sopraffina di uno sperimentato contorsionista,
nella sfocata serenità dei saggi relativisti?
e come potrei piangere amore
se il tempo si è sciolto in gocce di perplessità,
ognuna custode del riflesso dei tuoi silenzi..
qui non si contempla l’Infinito,
la scienza dell’indeterminazione
intona solo,incessante e furiosa, il canto dell’infinito finire.
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lineare essenziale con il peso giusto di una gravità malinconica. rst

il 22/03/2015 alle 17:10
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Grazie per il tuo apprezzamento. Mi piace pensare ad un substrato di emozioni senza regole e senza tempo, sotto una realtà sfocata e soffocata... Un caro saluto. Fabrizio

il 22/03/2015 alle 22:19

Un volo di emozioni quasi pindarico; versi che rendono molto bene questo palpitare di pensiero confuso, ma pur affascinante.

il 26/03/2015 alle 10:46
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Grazie per le belle parole. Mi piaceva raccontare del convulso ed indeterminabile agitarsi di emozioni che si cela nei microscopici dettagli di una macroscopica vita di facciata. Un caro saluto. Fabrizio

il 27/03/2015 alle 22:07

affascinante, bellissimi versi...H.R.

il 05/10/2015 alle 23:42
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Grazie per il tuo commento. Mi piaceva parlare di due teorie così diverse, l'una anarchica, l'altra così possente ed elegante, che cercano di sposarsi in una nuova scienza. Forse anche la nostra vita si dipana su due livelli così diversi, così lineare nel suo apparire, così meravigliosamente imperfetta e imprevedibile nel suo profondo. Un abbraccio. Fabrizio

il 06/10/2015 alle 22:41