Pubblicata il 02/03/2015
Sigillai ermeticamente in un forziere
le inconfutabili carte della tragedia umana
e scomposi soltanto la parte stolta,
ingenua e puerile di un sogno impalpabile

scrissi lettere di trasparente sofferenza
e le rinchiusi in una scatola scevra di memoria
per sottrarre ai giorni della vita futura
le stagioni passate di astruso tremore

arai solchi di candida giovinezza
tra l'asprezza avversa di futili dolori
quando anche la natura m'inimicò l'odor di quiete
e disperse le lievi fattezze della mia avventata bontà

attesi ognora nella penombra di istanti spossati
ardimentosi refoli di pacata speranza
che mondassero la linea del mio pigro disordine
tra le fauci spalancate del tempo cupido

distolsi la vista da luminose scie affioranti
e svanii nella fugacità di sentimenti indistinti
e quando un fiore di luna m'indico la giusta via
ero già accecato dai cupi fermenti della notte
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"avventata Bontà"..termine molto duro ...anche tu stai parlando di sogni...il testo che o appena postato anche ne parla....i ogni sono quell'universo futuribile che ci cala sull'anima come una maschera di piombo quello che ho letto di tuo mi è piaciuto ti ringrazio per il passaggio fra i mei pensieri augurandoti una notte di sogni di verbena

il 04/03/2015 alle 00:31

Salve Lady, grazie per il tuo commento e per il tuo apprezzamento. Non sono riuscito a rispondere stanotte per problemi tecnici con il sito, comunque ricambio per questa sera la notte di sogni con l'erba sacra tanto cara agli indiani. Avventata bontà, sì termine duro ma veritiero se si parla per l'appunto di insensatezze. Ho letto e riletto molte tue poesie, chapeau, o hats off, insomma tanto di cappello ! A risentirci, buona giornata

il 04/03/2015 alle 09:45