Pubblicata il 22/09/2001
dall'archivio della II edizione del premio "I. Giordani"
di G. Catalano

Anche tu mare mi parli d'infinito
e dell'aria leggera di brezze dell'est,
di stelle alla sera come la notte.
Giaciglio azzurro del sole
che risplendi di luce radente
ai raggi d'aurora
in barbagli di diamante,
ti riempie la mente d'isole
e terre all'orizzonte
d'un mondo al di là del cielo.

Mi ricordo mare le pacifiche battaglie
che ho ingaggiato da bambino
con la tua rabbia gioiosa di spume
e di bollicine calde avvolgenti,
di quando mi parlavi dell'eterno
lento scorrere del tempo
con libri di scogliere ferite,
scavate in eoni d'infinite onde.

A volte ti vedo sposo del vento
e insieme fecondi di vita
a volte scendendo nel buio
un terrore attraente d'abissi
mi prende del tuo nero di pece,
ma sempre ti ritrovo sereno
nel tuo profondo giacere, oh mare.

Certo non appartieni a navi di ferro
o a capitani di antichi velieri
ma a noi soltanto, navigatori solitari,
a noi che oltre l'orizzonte su cui non si cammina
gettiamo il nostro sguardo lontano.

  • Attualmente 0/5 meriti.
0,0/5 meriti (0 voti)