Amore e disamore 2.0

Amore e disamore 2.0
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Pubblicata da PoeticHouse Mercoledì, 30 di Luglio del 2014

Sai ne leggerla, prima di rileggerla mi sono andato a crecare la tua Bellerofonte 2.0, credendo ad un legame, che se non in quell'elemento artificiale, non ho trovato, ma forse è qualcosa di nemmeno così importante...comincio dalla fine...la strofa di chiusura mi piace molto, espressiva, lirica, distensiva ma ammaliante, mi ha dato il senso di quelle letture un po' intimiste del tempo, un po' alla Proust pre-Recherche, con le medesime sensazioni, vivide un po' inesprimibili, come il fondo del tutto...la tua visione, personale(?), dell'amore che nace vive, o sopravvive, grazie a quell'artificialità mecanica, informatica che pare a base devva ita umana al giorno d'oggi, si fa quasi prigione e finestra, entrambi si è lì, si può scrivere, comunicare , ma il vero appare lontano, pare farsi sempre più lontano, amore che porta al disamore(queste sono anche mie rielaborazioni)...stilisticamente mi piace l'accostarsi dei tratti lirico-descrittivi, a piccole constatazioi che l'animo rende note a se stesso tramite fugaci righe dal sapore aforistico...uno scrivere che si sposa nella tua gamma varia di creazioni, in cui la sensibilità e l'eleganza che ti contraddisingue emerge sempre...tanti passaggi che ho gradito, specie quello dei "feelings" trovati in tante canzoni...sai mi hai ispirato, inoltre involontariamente mi hai ricordato una canzone che mi piace molto e x qualche motivo non ricordavo...stasera mediterò e scriverò...grazie e sempre bravo, ti abbraccio, andrea

il 03/08/2014 alle 17:56

E' una lettera che arma l'amore e lo disarma con la cruda realtà delle parole, ma se l'orizzonte è vuoto, tu stai ancora a scrivere e lei è umore liquido delle tue ciglia. Il tuo romanticismo è doloroso e rugoso come la corteccia di quel tronco che gratta la tua vita. Ciao, Sergio.

il 05/08/2014 alle 16:02

Grande Sergio, sono senza parole, dire bravissimo è poco.

il 10/08/2014 alle 12:06

Caro Andrea, innanzi tutto ti ringrazio per l'interessante commento a questi versi, ti ringrazio anche per avere ricordato quegli altri versi rimarcati pure essi dalla estenzione 2.0 che uso ormani inconsapevolmente per indicare quanto concerne la rete , la cominicazione digitale, il contatto telematico, e per estenzione tutta quella gamma di nuove parole situazioni, sensazioni e perchè no, sentimenti , che solo qui alergano e possono trovare spazio, in questa atmosfera si controllata ed artificiale, innaturale e virtuale per definizione, ma che in altri ambiti è definita realtà aumentata, dilatata...Esistono diversi nessi tra questi versi e quelli, me ne sono reso conto andando a rileggerli, diverso è il lingiaggio il lessico l'atmosfera, l'io scrivente, il momento, lì possibilista seppure dubbuioso e guardingo, nel suo limite umano e percezionale, capace di ascese esatanti e di precipitazioni vertiginose, in grado di sfidare anche le chimere perchè fiducioso in se e nel suo sentire, qui invece, provato e affranto, senza più velleità divinistiche ( forse è un neologismo, perdonami) che non trova nei fatti negli accadimenti alcuna risposta o speranza, ed allora si chiede quale sia quella forza innominata che lo tiene legato ad un estremo esile barlume, ad un sentire che ormai è solo eco di un intenzione che ne dipanarsi ha diluito la sua trama sino a non poterla riconoscere più.....Spero si averti dato ulteriori indizi del mio scritto, grazie ancora per questi così interessanti, per me, scambi epistolari, come d'altri tempi....sergio

il 18/08/2014 alle 14:02

Si, caro Decio, io stò qui ancora a scrivere e lei, quella lei di cui parlo, quella virtuale, quella che solo qui esiste tra flussi di dati luminore di schermo e scalpiccio di tastiera, lei è senza dubbio qui a leggere come una Lady Hawke vive di notte ed io di giorno, impossibile incontrarsi tra le rugisità di un romanticismo d'antan. che la vita come tu dici , gratta via.... Grazei per il tuo commento, Sergio

il 19/08/2014 alle 06:15

Caro Ugo, le tue parole sono lusinghiere, ed il mio amor proprio te ne è assai grato, sergio

il 19/08/2014 alle 06:16

Potente.

il 19/08/2014 alle 13:44

GRazie per il tuo plauso, e benvenuto in PH, sergio

il 19/08/2014 alle 13:46

Questa tua lettera mi ha affascinato Bravo

il 15/09/2014 alle 17:39

GRazie per le tue parole, Elisa. Sergio

il 16/09/2014 alle 05:56

Hai scritto una cosa meravigliosa. Unica. Mi permetto di dire che è lo scritto più"vero", coinvolgente, amaro, dolce, che io abbia mai letto qui. Ti auguro che il vostro "non amore" come lo chiami tu, sia per sempre nella tua penna,perché ci dai modo di sognare con il tuo cuore in maniera straordinaria. Grazie.

il 13/01/2015 alle 17:02

Sono io che ti ringrazio veleno rosa per il tuo apprezzamento a questi miei versi sospesi tra una licenza poetica ed una vita vissuta in una arcana giostra che non ha soluzione di continuità. Sergio

il 14/01/2015 alle 05:54

A proposito di questa tua faccio "mie" le parole che seguono: "A Cloe, grande città, le persone che passano per le vie non si conoscono. Al vedersi immaginano mille cose l'uno dell'altro, gli incontri che potrebbero avvenire tra loro, le conversazioni, le sorprese, le carezze, i morsi. Ma nessuno saluta nessuno, gli sguardi s'incrociano per un secondo e poi sfuggono, cercando altri sguardi, non si fermano. (da " Le città invisibili" di Italo Calvino). Ciao, caro Sergio. anna

il 30/03/2015 alle 15:52

Anna, ti ringrazio del passaggio di prosa che hai citato, che a me riporta alla mente un mercatino su di una rive gauche subito dopo la guerra ed uno squattrinato Brassens che acquista non senza remore un libricino di emozioni poetiche di un certo Antoine Pol da quale trarrà una canzone che poi il nostro De Andrè tradurrà ne " le passanti" ... E' singolare Anna come i pensieri e le suggestioni si rincorrino e descrivano orbite personali per ciascuno a partire dal proprio vissuto...E ti ringrazio per questo volo d'ala a cui il tuo commento m'ha indotto.....sergio

il 03/04/2016 alle 06:36
Amore e disamore 2.0

eppure sarebbe facile dirsi non ti amo più
spegnere la luce, click voltarsi da un’altra parte
per non vedere e farsi vedere lacrime..
perché non si può recidere un ramo
senza che ne esca linfa viva chiara calda
non sangue che sarebbe fuoriluogo
ma linfa di vita, quella che rinverdisce le foglie
che le fa stormire, respirare usata aria
e darne di nuova pulita; ma allora perché non ci riusciamo
perché non siamo capaci di dirci che questo non amore è finito
non ci scalda pià i pensieri e non ci fa più fremere il petto
perchè quell’urgenza di esserci ad accendere questo computer
all’ora stabilita ed attendere , si attendere...
quante attese le tue o le mie
ed i silenzi, quelli che galleggiano come foglie e che narrano di loro
e quelli invece bui sconosciuti subiti
perché ci ha abbandonato la voglia di soffrire, perché è sempre stato un dolce dolore
lo scriversi ed anche il non farlo
perché forse sappiamo che al di la di questo orizzonte non c’e’ un nuovo sole,
ne nuove albe, al di la di quei monti ci sono solo altri monti
perché non abbiamo più fiato da spezzare nel tacere le parole proibite della passione
non passi affrettati da percorrere per trovare tempo nel tempo
e spazi in questo non luogo.
non si sono più quei feelings che ascoltavamo in ogni canzone
e nemmeno in quei versi che parevano scritti per noi
da qualcuno che certo aveva amato nella stessa nostra maniera.

e' fuggevole la ragione che si ritrae alla comprensione
e l’anima esige, esige quella luce e quel fiato che non arriva più
da questo spiraglio da questo boccaglio.
resiste un altra cosa che non ha nome
il sapere che sei li, che sono qui, illuminati da uno schermo
con le dita affondate in una tastiera ad attendere quello che non si può pretendere
ed a dare quello che non si può ottenere
a prendere quello che non deve essere chiesto
siamo qui ad un destino di distanza
quel destino a cui abbiamo forzato la mano e che ora si richiude come una lampo,
nessuna cura per quello che ne resta impigliato, non serve.

passerà questo tempo e ne verrà un altro
passerà l’attesa e passerà anche l’abitudine
e quello che non passerà sarà diventata corteccia dura scorza di tronco
ruggine di intemperia, e allora perché ancora stò qui a scriverti,
e tu lì dove sei perché ancora non sai togliermi dalle tue ciglia....
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