Pubblicata il 21/09/2001
All’alba il colle
era fresco e solitario
un passero accompagnava
il lento disperdersi delle acque del laghetto
saliva dalla valle un delicato
soffio di vento
mi distesi sull’erbetta profumata e umida
un brivido percorse il mio corpo
riposandomi sentivo le campane del paese in festa
gia immaginavo le tavole imbandite del mezzodì
aprii gli occhi
un azzurrino pitturava il cielo
e le rondini danzavano allegramente
parevano partecipare all’umane feste
mi alzai e mi incamminai giù a valle
dove mi aspettava il nido
visi sorridenti mi attendevano in giardino
i fiori profumavano l’aria di candidi odori
e la colazione ricca e abbondante
preparò il mio spirito al nuovo giorno
presi l’auto
dopo chilometri di strade
arrivai in città
salii all’ultimo piano accompagnato
dal mio fedele automa
ora dalle vetrate miravo il centro
gente si disperdeva nella folla
e riappariva più in là
leggiadre attenzioni
sui soliti documenti
poi salii sul cornicione
guardai in basso
feci un sospiro
e mi gettai tra la folla
un volo mi fece arrivare
in quell’azzurro mare
dove rondini e pecorelle
cantano assieme “ LIBERTA’ ”.





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