Pubblicata il 18/10/2013
La volante era parcheggiata sotto casa del commissario Carmelo Puzzanghera. L’agente Bacigalupi aspettava, come ogni mattina, che il portone della palazzina si aprisse per scendere dall’auto ed andare a spalancare la portiera. Poi ,ritto sugli attenti, portava la mano alla visiera del berretto. Il commissario aveva dormito male quella notte ovvero aveva dedicato molto tempo alla ragazza che aveva conosciuto al pianobar del “Daino 23”. E aveva svolto approfondite indagini suppletive per scoprire le parti nascoste del corpo della fanciulla, una certa Carmen Santiago Lopez, in arte Virtudes de la Concha.
non aveva l’aria da educanda , ma sapeva rispondere spontaneamente alle domande del commissario...
carmelo Puzzanghera non rispose al saluto del poliziotto e bofonchiò con voce impastata di portarlo al bar di Via Dall’Oglio. Doveva bere subito un caffè nero e bollente come piaceva a lui. Mentre l’auto procedeva a velocità sostenuta, ignorando il limite dei 50 km orari, il commissario accese la terza sigaretta della mattina e iniziò a sbuffare anelli di fumo. Pensava a Carmen che gli aveva insegnato alcuni passi di flamenco, mentre entrambi nudi pestavano con le scarpe sul parquet della camera da letto.
all’improvviso era suonato il campanello della porta d’ingresso ed una voce d’uomo, alquanto irritata, aveva raggiunto la loro intimità, turbandola con minacce non troppo velate...
carmelo Puzzanghera non ebbe il coraggio di aprire e di rispondere a tono agli insulti, ma spinse Carmen sul letto e finì di approfondire la conoscenza del suo corpo caliente.
in ufficio trovò ad attenderlo una giovane donna dallo sguardo spento che teneva penzoloni le braccia tra le gambe. Si sedette alla scrivania e si accorse che il posacenere era ancora stracolmo di cicche. La signora delle pulizie non era passata a riordinare?
disse tra sé e sé che avrebbe dovuto fare un cazziatone all’agente Serra che doveva controllare che l’ufficio fosse pulito. Con l’indice della mano destra sospinse alcuni granelli di cenere sul pavimento dove svolazzavano batuffoli di polvere. Lui era il tipo che stava bene nel suo disordine casalingo, ma non sopportava di dover lavorare in un ambiente sporco. Entrò l’agente Esposito Gennaro, salutò, e disse con un forte accento campano che sostituiva il collega Serra, assente per problemi di salute. Il commissario si affidò al suo grande acume mentale e seppe quale fosse il motivo dell’assenza di Efisio Serra. Quello era figlio di un pastore sardo e forte in salute come una quercia non conosceva alcun malanno. Era una grossa bugia! Piuttosto lo immaginava ad inseguire la moglie che lo cornificava ogni volta che si presentava l’occasione. In breve, sempre!
esposito gli spiegò per quale motivo la donna fosse stata arrestata, poi poggiò l’incartamento sulla scrivania e arretrò di qualche passo per sedersi al computer a verbalizzare l’interrogatorio.
il commissario stirò sul ventre piatto la maglietta Lacoste e si decise a fissare la ragazza che sembrava del tutto assente. Dopo averla chiamata per nome per due volte, lei alzò il viso e si appoggiò allo schienale, come se non potesse più procrastinare quel momento.
rispose di chiamarsi Eleonora Vidoletti, di anni 25, impiegata come segretaria presso l’agenzia di pompe funebri “ Non c’è che una vita”. Si era sposata il giorno precedente con un collega di lavoro, Edo Marcegaglia, di anni 28, di professione becchino.
il commissario, scorrendo velocemente il rapporto della scientifica, capì che il morto ammazzato era proprio il marito della donna e che l’autrice del delitto era proprio lei.
eleonora Vidoletti, senza che il commissario l’avesse invitata a raccontare la sua versione dei fatti, continuò il suo racconto, come se avvertisse il bisogno di giustificare i motivi per cui aveva commesso quel delitto.
-Io e mio marito avevamo salutato i genitori e i parenti ed avevamo raggiunto il nostro appartamento al sesto piano di un piccolo condominio nella zona dei Navigli. Io avevo indossato la camicia da notte trasparente di colore rosa pesca... e mi ero coricata. Io... commissario, sono vergine ed avevo atteso quel momento con la volontà di arrivare illibata al matrimonio... Anche Edo non mi aveva mai tentata...
aspettavo che rientrasse dal terrazzo, ma era trascorsa già mezzora, senza che si decidesse.
-Se vuole riposarsi, lo faccia pure- disse il commissario, e chiese a ll’agente Esposito di portare un bicchiere d’acqua.
-Minerale naturale, grazie. L’acqua gassata mi fa gonfiare lo stomaco e so io quali sacrifici faccio in palestra per avere addominali piatti.
bevve due o tre sorsi e poi riprese a parlare con grande lucidità, come se fosse ancora nella camera da letto. Riviveva ogni momento senza turbamenti o cedimenti emotivi.
-Stanca di quella attesa, mi alzai e raggiunsi il terrazzo dove lui fissava il cielo stellato.
gli chiesi con apprensione:- Ma caro, è da tempo che ti aspetto...perchè non vieni a letto? Prenderai freddo!
-Non posso! Mio padre mi ha sempre detto che questa sarebbe stata la notte più bella della mia vita ed io non voglio assolutamente perdermela!!!
il corpo di Edo Marcegaglia era stato ritrovato all’interno di un’ aiuola, davanti al portone d’ingresso del palazzo.
-L’amavo, l’amavo, commissario! Era tutta la mia vita!- concluse Eleonora Vidoletti,
sciogliendosi in lacrime.
il commissario Carmelo Puzzanghera riflettè che almeno i parenti del morto non avevano dovuto cercare l’agenzia delle pompe funebri.
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piaciuta salutone

il 18/10/2013 alle 16:34

Graziosissimo scritto!

il 18/10/2013 alle 22:52

Divertente. Alla prossima indagine.

il 19/10/2013 alle 11:27

lettura piacevolissima.......bravo Massimo.

il 23/12/2018 alle 20:12