Pubblicata il 06/08/2013
il fragore di quella esplosione
mi raggiunse
nella nicchia di carne materna,
il grido di quell’immenso dolore
mi pervenne
perforando le placide acque placentari
dove ancora mi libravo
priva di ogni peso;
Il fungo divenne simbolo d’inquietudini,
enola fu l’artiglio che seminò la morte,
il maglio di metallo che
disperse la speranza.
L’ urlo di milioni
di bambini fu onda anomala
che pervenne alle mie orecchie
non avvezze ancora
ad udire il proprio pianto,
spense la tremula candela del sorriso
da pupille vergini
mia madre in quell’ora fatale lanciò un grido:
io nacqui recando negli occhi
le stigmate di un dolore
che da quel momento fu anche mio
e da quel giorno
ancor non m’abbandona
rendendo funesto
il dì della mia festa.
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Molto suggestiva!

il 07/08/2013 alle 01:40

Cara Anna, un inno all' immane tragedia e un plauso alla tua nascita per sancire con l'abilità che ti contraddistingue, il ricordo perpetuo. Un abbraccio,patty

il 07/08/2013 alle 07:10

complimenti alla bellezza di questa composizione nel ricordo ,un salutone

il 07/08/2013 alle 15:08

complimenti alla bellezza di questa composizione nel ricordo ,un salutone

il 07/08/2013 alle 15:08

Comunque, auguri di buon compleanno. Ciao Antonella

il 07/08/2013 alle 18:51

Originale composizione Tanti auguri a te

il 09/08/2013 alle 02:48

Versi che lacerano la carne per un dolore immane. Ti abbraccio . Dora

il 10/08/2013 alle 07:48

Il grido di quel dolore ti pervenne è ti prese a tal punto che ricordi ancora. La tua sensibilità è premiata dal tuo grande ..umano cuore. Un saluto affettuoso Aldo.

il 18/08/2013 alle 22:50