Pubblicata il 08/07/2013
Se ne è andato come aveva annunciato.
ce lo aveva gridato mille volte in faccia,
o dietro le nostre facce convinte,
convinte e rassegnate.
le nostre facce che non piangeranno lacrime per Andrea,
ma continueranno a pensare a se stesse,
dicendosi addosso che non si è potuto evitare
che un uomo morisse di rabbia mista a dolore,
di solitudine mista a rancore.
qualcuno si giustificherà e cavalcherà il momento
per dire che la legge è la legge
e nessuno può essere rinchiuso,
come se questa fosse stata la soluzione.
ma la legge diceva altre cose,
parlava di luoghi, di altri luoghi,
luoghi accessibili, possibili,
parlava di relazioni, parlava di capacità, parlava di vita.
le parole sono importanti
ed allora la legge parlava di altre parole
e non solo di legge e di chiusure
e di vigili e di obblighi e di terapie e di tso.
la legge parla di vita e ne parla con parole di vita.
andrea questo non lo sapeva
perché tante volte ha sbattuto contro la legge
e contro chi voleva fargliela rispettare, a lui malato.
andrea non riusciva ad essere malato come volevamo noi,
era malato come voleva lui.
forse non era lui il malato,
ma questa comunità di persone,
di leggi, di funzionari, di impiegati
che trattano da malate le persone,
che potrebbe anche essere se proprio vogliamo,
ma trattarle solo come malate e non pensare alla vita,
a come essa possa svolgersi in luoghi deputati solo alla cura,
solo alla deportazione, solo all'annichilimento,
in luoghi dove puoi essere solo malato.
perché da persona da quei luoghi scappi,
ed Andrea scappava, fuggiva, preferiva la strada,
il luogo del suo teatro, della sua eterna scena,
del suo dolore, del suo valore di uomo tra gli uomini,
senza regole, senza costrizioni, senza terapie, con l'anima a fior di pelle.
possiamo voltare lo sguardo e così sarà per la maggior parte di noi,
che abbiamo paura della paura e del dolore,
ma possiamo veramente tollerare che vada avanti così?
non sentiamo dei doveri dentro di noi?
può essere che tutti noi ci sentiamo diversi
e lontani da questa storia e da questa morte?
può essere che non si debba discutere
di come curiamo ed aiutiamo a vivere i più deboli tra noi?
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caro Pnine sarebbe semplice capire i piu' deboli ,basterebbe capire il perche' , ma essendo un perche' che non fa comodo la tua poesia rispecchia come finisce,un abbraccione

il 09/07/2013 alle 16:22

Andrea Verdura doveva essere speciale per te..se ti ha fatto partorire questo diluvio di parole, parole come lava incandescente...che mi ha emozionata, tanto.

il 09/07/2013 alle 16:54

http://ctzen.it/2013/07/06/clochard-suicida-nel-cantiere-della-metro-aveva-problemi-psichici-e-non-era-seguito/

il 09/07/2013 alle 22:18

Non ci sono parole .

il 10/07/2013 alle 23:29

Poesia intensa, che mi ha veramente commosso. I saltimbanchi della nostra società non vogliono che persone pure, come Andrea, possano vivere ancora secondo i ritmi del cuore. Complimenti!

il 16/07/2013 alle 23:08