Pubblicata il 06/11/2002


Il giorno che non colsi
Stava durante la mia discesa
Per la sozza scalinata
Penzolante a circa un dito
Dalla mia testa

Io mi infilai incosciente
Giù per l'imo abisso
Puzzante di porra e sangue
Con il giorno non colto
Che mi sfiorò la testa

I fetori d'Etemenanki infame
Salivano dalla spirale
Sotto le buie scale
Ove io infilai la testa
Fra un'umanità vomitante

Nel buio io infilai me
E la mia nottata infame
Per non mai uscire
Dai meandri sozzi e lassi
Della scura Etemenanki






Da sopra suonava come smorto
Un ignobile carillon
E io languendo al boccaporto
Non l'udii, oh no

Da sopra, oltre la sozza porta
Suonava un'ignobile canzone
Ubriaca di baldoria morta
Da un canto all'altro del tendone

La musica col poco fiato
Che aveva crollò a terra
E io giù nel buio odiato
Io caddi a terra e piansi





Al reggitore d'Etemenanki
Che non lo stanchi
Di farci miseri
L'immane fatica
Si lasci ch'io dica

Sua fu la mano e tuttora
Se latita quell'ora
Che più ci rese lieti
È lui, è lui, è lui
Che apporta i giorni bui
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