Utente eliminato
Pubblicata il 05/07/2012
Pergamena cerebrale accartocciata
segue linee marcate e secche
la ragazza crea intimità con le sue vene
appare magica la sete
il tizio al semaforo intima l'elemosina
ma viene ottemperato come un figlio di troia
ai giardini pesca immondizie in un fiume di fili verdi
per un paio di monete può prendere lavagne di equazioni scontate

Leggere come si deve
non fa bene alla mente
sciorina le astuzie di magnesio e potassio
in un'altra merda di estate
e questi vigliacchi a pensare agli europei degli sbiaditi e del colorato
adoro le vene gonfie sulle mani
mi rimembrano vie aeree senza torri di controllo
per quel che mangi dovresti stufarti
dice il grassone al più affamato dei suoi schiavi

Dirotto me esausto
in uno scatarro di anziani giocatori di morra ubriachi e tabagisti
come può la carta vincere col sasso?
Il pederasta del tuo bambino di dentro si chiama destino
è tutto un gioco fino a che sei vivo
che la vita possa ammantarti è un freno
giro, vago e sai pago
ma per l'eterno il tragitto non ha vitto né alloggio.
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"..adoro le vene gonfie sulle mani
mi rimembrano vie aeree senza torri di controllo"
bella immagine, da spazio di pensiero..
Nel complesso mi piace la varietà, vagamante alla Pennac, del genere umano che dipingi.
Ciao
S.


il 05/07/2012 alle 13:00

la parte del grassone che parla allo schiavo affamato mi ha ricordato la cena di Trimalcione dal Satircon....
ma toltoquesta mia digressione la poesia offre molti spunti di ragionamenti e fornisce elementi di allarmanti verità.
In più c'è un'aria, quasi vaga, almeno a me pare, che nelle tue poesie non mi riesce da definire, ma che mi prende.
Un saluto
Andrea.

il 05/07/2012 alle 14:17