Pubblicata il 24/04/2012
Di piccole banalità è fatto il poeta:
una porta che si apre
lo sbattere ventoso dell’imposta

la vecchia polvere adagiata
sul mobilio e tessuti a quadri
nella casa in fondo alla valle
e: “Dio, com’è stanco il nostro
Rapporto!”.

Dall’altezza del balcone
la poetessa freme, un guizzo
un gemito inespresso, l’istinto
da Plath dietro la piastrella
gialla, con l’alone che non va mai via.

Si vive di questi piccoli utilizzi
squallidi amori mai consumati
perché il poeta ama, ama come nessuno
appunto: nessuno.
Ah poeti bastardi e ridicoli,
infami, senza coerenza, senza palle
questa poesia è per voi.
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dipende dai punti di vista...Certo, è molto piu' bello vedere una persona sicura di se, senza dubbi..ma se sono sempre esistiti è perchè la vita è forse problematica, e non sono sempre distruttivi, o autodistruttivi, spesso celebrano la vita, forse come nessun altro...in ogni caso la tua è una provocazione feconda, che fa pensare...

il 24/04/2012 alle 21:43

giuro, stavo leggendo Eliot. Non so come mi è uscita questa roba. Funziona un po' come l'illusione anatra-coniglio. grazie a tutti (anche per l'ironia.)

il 24/04/2012 alle 22:04

bella tutta, ma fantastico quel'"l’istinto
da Plath dietro la piastrella
gialla, con l’alone che non va mai via."
ciao
L.

il 24/04/2012 alle 23:26

quando la banalità diventa strumento di felicità acquista maggior importanza...
mi piace la poesia e il suo tono sferzante.
la critica è condivisibile a tratti.
Ciao,
Andrea.

il 25/04/2012 alle 19:02