Pubblicata il 28/10/2011
La tua follia
era conosciuta
dappertutto
nella bassa.

Se arrabbiato
mordevi i fusti agili
dei pioppi
schierati intorno
alle marcite.

Se allegro
all’alba ghiaccia
te ne andavi
a idolatrare
le grosse gocce della nebbia
posata sulla schiena
dei passanti.

Coltivavi
la virtú rara
di una lontananza.

Svegliata
dal fracasso di quei passi
mi innamorai
di due labbra
che non volevano
sorridere.

Mi spogliai
ai tuoi ricordi.

Rabbrividendo nella certezza
che un giorno certo
tu mi avresti abbandonata.

Allora
intrappolata in mezzo al letto
della nostra cascina solitaria
ti lasciavo fare tutta notte
fra le scosse di un dolore
che non ti riuscivo
a consolare.
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Vale, sempre le stesse poesie. Belle e sempre le stesse. Come te. Bella e sempre la stessa. Per fortuna.

ciao, cob



il 28/10/2011 alle 14:11

poesia agile e ben curata..a presto

il 28/10/2011 alle 14:23

ma no, sono talmente diverse!!! o no??? grazzzie comunque.

ciao ciao e baxi

il 28/10/2011 alle 16:05

agile come un pioppo!

ciao e grazie!

il 28/10/2011 alle 16:06

ah, la bassa. pioppi, lambrusco e zanzare. e quei bei dialetti leggiadri.

il 28/10/2011 alle 16:32

Sembra leggere un brano del Guareschi.
Una splendida descrizione di un po' tutte le "basse" (non differiscono poi tanto tra loro).
Mi sono chiesto chi fosse il soggetto della tua poesia. Non è intuitivo, statico; piuttosto dinamico e sfuggente. Ho pensato ad uno spettro, all'Autunno, alla bruma: qualcosa d'incorporeo, d'etereo ... L'ultima stofa la trovo inconciliabile, però, colle mie riflessioni; quì sembra ti riferisca a qualcosa- qualcuno, ben tangibile. M'illumini? Saluti. Marcello.

il 28/10/2011 alle 21:10

io amo la mia campagna in inverno. rimango sola con me stessa. come cornice, i cani randagi e l'amante di turno. l'estate invece mi piace di meno.

ai tempi del mio amato pavese il fiume accaldato era forse diverso. piu' semplice e eroico. ora in estate puzza di petrolio. almeno in inverno tutto si sterilizza e lui riprende in pieno la sua bellezza.

il 28/10/2011 alle 21:19

ciao Marcello! se fossi una poetessa laureata non te la spiegherei. ma non lo sono, quindi... si riferisce a una mia storia vera, anche se romanzata. un grande amore passato, una persona folle e autodistruttiva, ma come quelli del suo genere capace di regalare momenti esaltanti e di pura gioia. aveva un male di vivere dentro che lo ha consumato. ci ha consumati. mi ha lasciato cicatrici profonde e ricordi bellissimi. mi ha consumato tutte le lacrime. mi ha fatto odiare l'alcol. malgrado tutto il dolore, se tornasse ora, cadrei ancora una volta ai suoi piedi.

il 28/10/2011 alle 21:23

Grazie. Rileggerla ora è ben più appagante; ora posso dirti che mi è piaciuta!
Concedimi che un fantasma era presente; foss'anche lo spettro della mestizia con cui accompagnamo, talvolta, i ricordi del passato.
La follia è appannaggio di pochi eletti!
Ciao.

il 29/10/2011 alle 12:49

grazie a te Marcello. si, un fantasma. eppure sapessi quanto terreno! ciao ciao

il 29/10/2011 alle 16:57