Pubblicata il 01/12/2010
Ripetuti risvegli mi segnalano che
dritta dal cuore la mia rabbia arriva al petto,
alza il respiro, stira i muscoli
come di una lotta, cercata
voluta, ad ogni passo, ad ogni parola.
Sono pronto ad oppormi
con tutto me stesso non passerà in silenzio
la sua arroganza, mi ripeto dentro il suono
delle parole, le mie e le sue, mi fermo sul tono,
riguardo la scena e ricomincio.
Sta in questo il costo del suo dolore
delle sue botte da piccolo, nel suo quartiere
a casa sua, nel suo letto, gli incubi
a molestarlo ed a farlo sentire solo.
Sento il freddo della sua solitudine
il silenzio, l’odore di lenzuolo unto
lasciato lì fino a cambiare colore.
Adesso è qui e tocca a me battermi contro di lui
a favore suo però, i suoi incubi sono diventati i miei
dopo vent’anni, dieci di pasticche e alcol,
lo guardo dalla finestra e lo vedo giocare
con me e con il mondo, quel gioco che,
qualcuno lontano da me, anche da lui,
ha voluto interrompere.
Niente ripetizioni, non si torna indietro
no mails, no virtual, tutto carne e dolore
sulla nostra pelle, adesso, ora e qui.
Voglio un’anima alla quale appendermi
sapendo che è giusta e che è giusto andare avanti così…
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