Pubblicata il 14/11/2010
Polveri e vene
in quella strada
stretta e odorosa
di miele e di ogni
soddisfazione.
Arsi nell’urina stagnante
tutto il giorno
fino a quando un topo
venne al mio cospetto
lo avevo spodestato
del suo anfratto.
Vagai la notte
in cerca di un remoto,
scansando bicchieri giulivi
di personaggi semivivi
in efficienti funzionari
in libero arbitrio.
Io passo per tossico
e loro si bevono il sugo
col midollo bagnato
si sentono un drago,
lunedì verrà…
Danzano le ore della notte
e mi segnalano
i ripetuti imbrogli,
un’occupazione del pensiero
più sotto dell’anima,
che non trova un porto
un’ancora
e sfrutta ogni anfratto.
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