Pubblicata il 26/07/2010
Mantis religiosa

..ancora ed ancora, amami ancora
rapisci il mio senno e legalo ai picchetti della follia
avida avventati su di me, prendimi
brano a brano strappa ogni ragione
suggi la linfa che fonda scorre
finiscimi d'amplesso di lasciva golosa smania
lascia che sia solo buccia ciò che resta

Amami allo sfinimento e poi colpisci forte
tramortiscimi riducimi allo stremo
ascolta il mio lamento, il mio canto di agonia
nulla ormai serve più e nulla più voglio
nemmeno te che ora sei sazia
saziata di me, nemmeno tu ora puoi più nulla.

Guardami gemere e contorcermi
i polsi e le caviglie serrate alla corda
imbevi le tue labbra di fiele d'endometrio
e baciami baciami adesso
che è questo adesso il sempre che mi resta
un guizzo della lingua
uno spasimo della pelvi, ora
proprio ora che mi hai hai vinto
mi riprendo la ruggine della vita mia
che finisce altrove da te.
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Un testo che non conoscevo e che non avrei mai conosciuto se tu non l'avessi messo fra i preferiti Sergio. Le scelte semantiche si uniscono benissimo alle descrizioni che si fanno immagini vivide, specie nel passaggio tra prima e seconda strofa...inoltre quell'ancora, ripetuto all'inizio del testo che sembra quasi espresso in modo afasico come se contratto dal dolore e al tempo stesso dal piacere, questa però è una mia visione, mi è davvero piaciuto. La mantide insetto affascinante e letale, almeno per il suo compagno, come la più famosa Latrodectus mactans(Vedova nera) che però è letale anche per l'uomo. Tutta seducente questa poesia, anche nella sua conclusione. Davvero bella. La ripresa del tema dell'amore come fonte di dolore sublimata nell'immagine del mondo animale, la più affascinante e al contempo raccapricciante, tra l'altro perfetta visione letterale dello scontro fra libido e destrudo ma qui sfociamo in campi che esulano l'intento del tuo scritto. Complimenti, ciao Sergio, un abbraccio, andrea.

il 01/06/2013 alle 17:42

Hai colto appieno, Andrea l'intento drammaticissino di questo scritto, la dicotomia rilevata tra libido e destrugo è quanto di più appropriato m'attendessi dal lettore, e non mi meraviglia che arrivi da te, che so capace di scavare ben oltre la pelle dei versi per andarne ad individuare sostanza e spessore. E' proprio in questo rapporto annichilente che avevo l'intenzione di collocare questo tentativo di scrittura. Sono versi che mi è cosato scrivere in un lavoro di d'introspezione eziologica che ha sorpreso me stesso in primis... Ti ringrazio per gli apprezzamenti che provenendo da te assumomo più significato. Sergio

il 04/06/2013 alle 13:42

Questa poesia é stupenda. ... ma fa arrossire. .!

il 17/08/2013 alle 10:10

Grazie Gioapura, sebbene a mesi di distanza, sergio

il 12/11/2014 alle 05:59

ho letto da qualche parte che dopo aver fatto all'amore la cosa migliore è non dire niente e io penso che sia giusto cosi,(anche se ci sarebbe molto da dire) ciao da albi

il 22/04/2016 alle 18:34

Un bel testo poetico, scritto magistralmente con la dovuta enfasi, che scava negli angoli reconditi della libido e del desiderio in senso lato, in quel contrasto e intreccio fra Eros e Thanatos che caratterizza l'istinto. Molto apprezzata!

il 16/01/2018 alle 12:07