Pubblicata il 25/02/2010
Di polvere e di sangue vive questa periferia
versato dai figli dei figli
e figli ancora.
Non un lamento udito chiese pietà,
orgoglio e destino li confinarono
ed ancora lì relegarono i sogni dei sogni
e sogni ancora.
Vita normale bramano
e fango ne ricevettero.
Inquietudine di chi vede il futuro
nascosto da una latrina,
di chi ridotto a carne sanguinolenta
ascolta ancora gli inutili richiami
alla giustizia, all’eguaglianza, alla fratellanza.
Grande inganno la democrazia.
Ma perdermi in questo inganno più non posso
canzone di lotta saranno le mie rime,
la carne tu maltratti
ed io la voglio ribellare.
Mio caro pervertito non sono cosa tua
del voto a te me ne sbaraglio,
dell’impegno tuo non ci crede neanche il re.
Polvere e sangue sono meglio che te,
sono parte di me
sudare e lottare per qualcuno a cui io appartengo,
vi nacqui d’operaio in questa vita
e morirò soldato.


(appendice)

E tu, viscidume monumentale
con la tua faccia da ente locale,
tu che delle persone fai strumento
tu che del potere sei lo sgomento
tu che vivi del tre per cento
tu sprofonda nel tuo grasso.
Tu morrai senza essere vissuto
io vivrò senza mai morir!
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