Pubblicata il 15/01/2010
Fra tante parole che potresti dimenticare,
perché molte sono rose fittizie, che credi, fatte
con la cera grassa di candele mai accese,
ho scelto l’indistinta ragione del tuo corpo
guardiano del mio, e questo campanaccio,
rubato alle chiese dei propositi più semplici.
Sempre, poi, ho ammirato il modo in cui
fai il solletico sul mio petto, rinforzando
le trafile di istanti che, carognoni figli di puttana,
ci lasciano sempre con le bocche scoperte.
No, no, sei più di tutto questo;
perché adesso magari ti urti, in quanto vorresti
che mescolassi le –ORE dell’amore, alle lancette
del cuore, l’-ORO del tesoro, col fregio
dell’io ti adoro”, l’IRA del bastardo!, al piacere
di quando mi sgridi scalza.
Ma preferisco di gran lunga sbatacchiare
quest’affare secondo i termini predetti,
adunare intorno a me genti dagli umori
un po’ gretti, per poi dimenticarmi del vuoto
fatto contro il muro,e assaporare il tuo caldo
lamento dei sensi.
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