Pubblicata il 27/01/2009
L’improvviso tonfo
e il tuo corpo immobile
in fondo alla tromba delle scale.
Primo, non ti bastava la mia amicizia,
per tenerti in vita?
Sopravvissuto al campo
di annientamento di Auschwitz
avresti preferito fare
l’ultimo viaggio assieme
ai tuoi compagni.
Levi, ad ucciderti, so
che non è stato il ricordo
amaro della prigionia
ma le parole sinistre
di chi negava l’olocausto.
Il vuoto dell’altrui follia
diventa l’atto finale
l’ultimo gesto
di un disperato dolore.
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i mostri della mente non si cancellano!

il 27/01/2009 alle 11:14
Jul

primo Levi si tolse la vita anche per quell'orrore che lo aveva privato di ogni speranza di vivere ma nel suicidio umano vi sono sempre motivazioni personalissime che non trovano risposte.
Un caro saluto, Giulia

il 27/01/2009 alle 16:08

Negare l'innegabile è diabolico!
Vincenzo

il 27/01/2009 alle 20:03

Interessante il tuo dialogo diretto con Levi,
reso ancor più vicino dalla seconda persona,
e decoroso, da parte tua in particolare,
l'atteggiamento privo di condanna.
Saluti
Yorck

il 27/01/2009 alle 20:55

Sono d'accordissimo con te, Vincenzo. Satana è il principe della menzogna. Ciao, Fabio.

il 27/01/2009 alle 21:20

Apprezzo il tuo dettaglio, Yorck. Ciao, Fabio.

il 27/01/2009 alle 21:23

... razionali. Aggiungerei, Giulia. Forse i ricordi della sofferenza patita, il senso di colpa per essere sopravvissuto ai campi di sterminio e il negazionismo dell'olocausto che già negli anni 50' aveva i suoi suguaci, possono aver spinto un uomo già emotivamente provato a compiere quel gesto sconsiderato. Cara, Giulia, immagina che qualche folle (perché il nazismo è stato follia) stermini la tua famiglia, i tuoi amici, i tuoi parenti e poi qualche storico, o qualche religioso, vada a scrivere libri, o a fare conferenze, o a concedere interviste dicendo che la verità accertata dai documenti, dalle fotografie riguardo ai tuoi parenti, i tuoi amici, la tua famiglia non sono come le racconti tu. Come ti sentiresti? Dopo essere sopravvissuta alla strage? Non ti sembrerà di morire per la seconda volta? Scusami se sono un pò duro, ma penso che per capire bene la ragione degli altri, bisogna indossare la casacca di tela rigida a strisce verticali. Con amicizia, ma sempre con amore per la verità. Un bacio, Fabio.

il 27/01/2009 alle 21:37

I mostri di ieri ... e i mostri di oggi. "Il negazionismo" Ciao, Fabio.

il 27/01/2009 alle 21:38
ram

Parlando a Primo Levi
trovi il modo di mettere in versi
un dolore e una realtà che mi ha
inchiodato fermo con la penna
in mano, a fissare un foglio bianco.
Senza che riuscissi a esprimere
quell' orrore.

mi associo al tuo ricordo.

Buona notte Davide

il 27/01/2009 alle 21:52

destino comune di coloro che pur sopravvissuti alla Shoah non sono riusciti a sopravvivere al senso di colpa di essere vivi.
un caro saluto
lilli

il 28/01/2009 alle 08:19

Solidale con le vittime, mai schierato dalla parte dei carnefici. Un saluto affettuoso, Fabio.

il 28/01/2009 alle 08:27

Difficile sopravvivere al senso di vuoto, di fronte a chi dell'odio razziale, ne ha fatto la propria ideologia. Tuttavia leggendo libri come: "Se questo è un uomo" di Primo Levi, si assimilano tante informazioni che contestualizzate nella nostra vita, possono essere molto utili. Un saluto, Lilli. Fabio.

il 28/01/2009 alle 08:32
ram

Non vi erano dubbi, ciao
Davide.

il 28/01/2009 alle 09:40

i miei omaggi carissimo,sei stato magnifico nel descrivere questo dialogo con Levi...

Primo, non ti bastava la mia amicizia,
per tenerti in vita?

purtroppo la tua amicizia non lo confortò, e l'uccise il colpevole rifiuto della pagina più tragica della Storia dell'Umanità.
ieri sono stata ad un celebrazione dell'evento..si ricordava Elisa Springer, scrittrice ebrea residente a Manduria, in provincia di Taranto, sopravvissuta ai campi di sterminio nazisti ...

il 28/01/2009 alle 15:04

Abbiamo molto da imparare dal popolo ebreo: il loro senso di solidarietà, il rispetto e la memoria storica, l'intelligenza pragmatica nella risoluzione dei problemi, l'orgoglio di sentirsi il popolo eletto. Tutte cose che noi italiani e cristiani non abbiamo. La nostra "cultura" trova spazio all'estero. L'Italia è il Paese dei talenti senza carriere, e delle carriere senza talento. Basta guardare, o ascoltare ciò che dice Brunetta! Un caro saluto, Anna. Ciao, Fabio.

il 28/01/2009 alle 15:26