Pubblicata il 04/11/2008
Vorrei svegliarmi da quest’incubo,

gettami acqua fresca in viso,

il ghiaccio mi assale,

scaldo le mani con un po’ di fiato.

Cerco in me una via d’uscita

ma non esiste fuga,

non c’è posto per nascondersi,

proteggermi non puoi.

Diverso da ogni altro,

nella terra di nessuno,

tutto intorno tace

in un silenzio irreale.

Guido senza meta,

faccio sesso senza amore,

riflesso in uno specchio

c’è un fantasma al posto mio.

E non trovo le parole

per spiegare ciò che ho,

ogni cosa intorno a me

appare sadica e crudele.

È inutile sforzarsi

di essere normale,

non posso fingere a me stesso

proprio non funziona mai.

Trascinato dentro un labirinto enorme

vedo stanze tutte uguali;

in ognuna di esse

mi attraggono piaceri sempre nuovi.

Sembrano dirmi:

“Entra da noi, esaudiremo qualunque desiderio

non importa che sia proibito

vedrai sarà bellissimo”.

Sbagliare è facile

se non sai più chi sei,

non ho saputo dire no,

mi sono perso in un vicolo cieco.

La strada ammaliante del piacere

mi viene incontro senza ostacoli,

preda inerme della concupiscenza

tocco il fondo pensando di raggiungere la cima.

Sono schiavo del mio istinto,

intrappolato nella mia angoscia,

c’è un’ombra che mi insegue,

dovunque vado non mi lascia mai.

In una danza infernale,

senza fermarsi mai,

girano intorno a me

fantasmi ed incubi.

Voglio scoprire la tua origine,

combattere ed annientare le tue tentazioni,

fino a giungere faccia a faccia

con il volto più inquietante del mio male.

Sì, scaverò nei miei profondi abissi

tirerò fuori il demone a cui appartengo,

a costo d’impazzire,

giuro io mi libererò.

La mia anima smarrita

ora sprofonda dove non c’è luce,

nuda nuota sott’acqua,

non riemerge più.
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terribile quello che racconti, spero che sia solo finzione poetica, estremamente convincente...
in caso contrario ti consiglio qualche lettura di Zen...
Un caro saluto!
Ax

il 04/11/2008 alle 21:29

davvero sconvolgente e ..non credo che sia finzione poetica, io non credo che qualcosa che non ci tocchi da vicino si possa descrivere con tanta ricchezza di particolari, con tanta rassegnata disperazione...

il 04/11/2008 alle 21:51

Guai a rassegnarsi! Guai ad appendere la cetra della speranza! Semmai è vero che il male ha le gambe corte. Il principe di questo mondo è un cane rabbioso legato ad una catena, agisce finché glielo permettiamo. E' diffcile riemergere, certo, specie quando abbiamo toccato il fondo del barile, ma dobbiamo avere il coraggio dicambiare e chiedere luce ai nostri passi.
Caro poeta la mia supplica per te, perché tu vinca questo momento.
Agostino, frate.

il 04/11/2008 alle 22:00

Io non sono nessuno per giudicare la tua poesia e nemmeno il tuo stato d'animo.

Però... porca puttana, era un sacco che non leggevo una cosa scritta così bene!

il 04/11/2008 alle 23:44